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Quando, pochi mesi dopo la morte del batterista John Bonham, avvenuta nel settembre 1980, i Led Zeppelin si sciolsero definitivamente, Robert Plant fu il primo ad intraprendere la carriera solista molto originale che, tuttavia, continuava a subire l’influenza del Dirigibile. Superata una piccola stasi creativa tra gli anni ’80 e ’90, recentemente Plant ha trovato una nuova vena creativa (anche con l’apporto del suo gruppo, gli Strange Sensations) ed ha pubblicato negli ultimi anni ottimi lavori, unanimemente considerati dalla critica come i migliori della sua produzione solistica. Oggi Plant, 60 anni l’anno prossimo, ma sempre irriducibilmente hippie e lungocrinuto, è un ricco rocker che continua a calcare le scene di mezzo mondo, felice non solo di proporre le sue vecchie e nuove musiche con personalissimi arrangiamenti. ma, soprattutto, di cantare solamente quello che a lui piace, senza condizionamenti di sorta. Da un casuale incontro con Alison Krauss, affermatissima cantante e violinista delle scene country e bluegrass statunitensi nonché vincitrice di tre Grammy Awards, conosciuta in quel di Cleveland, Ohio, durante una serata della Rock’n’Roll Hall of Fame, è nata una collaborazione artistica documentata dal disco in esame che, va detto per inciso, rischia di diventare uno dischi migliori di questo 2007 ormai giunto al termine. Le ottime canzoni proposte – attinte a piene mani dal repertorio country/bluegrass (ma con venature blues) degli anni ’50 e ’60 (ma c’è anche Tom Waits e “Please Read The Letter”, di Plant & Page da “Walking Into Clarksdale” del 1995) ed eseguite da una band di veri professionisti (Jay Bellerose, Norman Blake, Dennis Crouch, Marc Ribot e Riley Baugus) sotto la produzione eccellente di T-Bone Burnett – magnificano le voci dei due protagonisti, che risultano bene amalgamate tra loro nelle parti cantate insieme e conferiscono un tocco di alta classe all’intero lavoro. La sorpresa è ascoltare Plant pacato e misurato come non mai: la consapevolezza dei limiti della sua voce, non più paragonabile a quella dell’era Zeppelin, lo induce a fare un uso sapiente e modulato dello strumento vocale che ne esalta le qualità artistiche e conferma, così, la grandezza di questo cantante. Bella anche la voce della Krauss, ammaliante, dolce e seducente. Tra i brani si segnalano “Killing The Blues” “Gone, Gone, Gone” e “Fortune Teller”. Un’esperienza nuova e molto interessante questa prova discografica, che spicca nel panorama musicale odierno, piuttosto povero in quanto ad originalità e novità. Godiamoci, dunque, questo piacevolissimo disco, corredato di belle foto in bianco e nero dei due protagonisti, che esce in un mese che si preannuncia cruciale per lo stesso Plant per l’attesa febbrile (dieci milioni di richieste giunte via internet per solo 20mila posti disponibili) per il concerto tributo del 10 dicembre all’Arena O2 di Londra dedicato ad Ahmet Ertegun (fondatore dell’Atlantic Records), che vedrà di nuovo riunirsi, per una sola sera e (chissà?) per l’ultima volta, i tre originari membri dei Led Zeppelin con alla batteria il figlio del compianto John Bonham.
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