|
Registrato nel breve tempo di una settimana, durante una pausa del tour australiano dello scorso anno “Nocturama”, il nuovo album di Nick Cave, sorprende per immediatezza ed energia creativa. Siamo in presenza di una continuazione del discorso iniziato qualche anno fa con “Murder Ballads” e portato poi a compimento con “The Boatman’s Call”, senz’altro il momento pìù alto della vena compositiva dell’autore. Non molti i riferimenti a “No More Shall We Part”, un disco che rischia di rimanere episodio transitorio, stretto come è fra il recente passato e queste nuove dieci canzoni. --------------------- La pubblicazione di questo lavoro sigla il nuovo contratto che lega l’artista alla AntiRecords, una etichetta della Epitaph, mentre la sua riuscita sul piano musicale è da attribuire anche all’attento dosaggio dei suoni affidati alla supervisione di Nick Launay, un produttore inglese che vive da tempo a Los Angeles, e che Nick Cave ha voluto con sé al momento di arrangiare i singoli brani. ------------------- Ispirate dalle poesie di W. H. Auden e da alcune liriche di Thomas Hardy, le canzoni raccontano i misteri e le magie dell’amore, si soffermano sui lati più oscuri del desiderio e della passione, evocano lucida disperazione ed ingenue speranze e , in questa occasione, sono arricchite dal contributo musicale di tutti i Bad Seeds. Si comincia con la delicata dolcezza di “Wonderful Life” a cui fanno seguito momenti di piano e voce come “He Wants You” e “Right Out Of Your Hand ”. Ma è con “Bring It On” che il disco sale di tono: una intensa e drammatica invocazione di un amore che superi diffidenze e paure, che raggiunge il suo “climax” emotivo nell’esecuzione a due voci che vede come “special guest” un redivivo Chris Bailey, l’anima arrabbiata e anarchica dei Saints, lo storico gruppo punk australiano. Si continua con il rock tirato e corrosivo di “Dead Man In My Bed”, sull’ipocrisia e falsità di certi matrimoni, e ci si ferma stupiti all’ascolto di “Still In Love”, un ricamo per piano e voce, un brano semplice che viene però impreziosito dagli interventi del violino di Warren Ellis. E ancora la struggente nostalgia di “There Is A Town”, musicalmente di certo il brano più complesso e meglio strutturato dell’intero album. “Rock Of Gibraltar “ e “She Passed By My Window” sono delle gradevoli “slow ballads”, incantate e sognanti che fanno da preludio al sabba finale di una gigantesca “Babe, I’m On Fire”, martellante e ossessiva, acida e corrosiva, una vera e propria “jam session” liberatoria della durata di ben quindici minuti che conclude degnamente il disco. Un’altra grande prova dei Bad Seeds di Mick Harvey e Blixa Bargeld, ancora una volta in splendida forma, capaci di accompagnare i lucidi deliri amorosi ed esistenziali di un ritrovato Nick Cave. Per meglio comprendere la forza poetica del disco non dimenticate, al momento dell’acquisto, di chiedere in allegato il libretto che contiene la traduzione italiana dei testi, a cura di Paola De Angelis.
|