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Forse non se l’aspettava nemmeno lui. Dopo anni di dura gavetta e di speranze andate in fumo, Simon Aldred non si sarebbe mai immaginato che l’esordio discografico avrebbe avuto un effetto così dirompente sia a livello di pubblico che a livello di critica. Eppure negli ultimi tempi “People Help The People”, il primo singolo pubblicato, rimbalza da una frequenza radiofonica all’altra e i Cherry Ghost stanno ormai facendo i conti con un successo travolgente, al di là di ogni più rosea aspettativa. Dietro il marchio Cherry Ghost non si cela esattamente una formazione. Il boom, tanto per cambiare, è stato propiziato dalla solita “finestra” su MySpace e, appena si è accorto che il suo progetto iniziava a funzionare, Aldred ha escogitato un’originale formula live che prevede, secondo le circostanze, un’esibizione da solo, accompagnato dalla chitarra acustica, oppure con il supporto di un’autentica band. Una versatilità che si ritrova tra i solchi di “Thirst For Romance”, disco che per poter essere apprezzato appieno richiede più di un ascolto, senza farsi trarre in inganno dalle atmosfere del succitato singolo nel quale molti hanno ravvisato una vicinanza fin troppo smaccata con il sound dei Coldplay. Perché il paragone con la conventicola di Chris Martin regge fino ad un certo punto e per mettere meglio a fuoco i Cherry Ghost occorre allargare lo sguardo ad altri stilemi ai quali tradizionalmente si ispira il sound britannico. Un elemento che balza immediatamente agli occhi è la stretta parentela con le liriche rabbiose e intrise di malinconia degli artisti che hanno ricevuto i natali da Manchester. Simon Aldred, d’altronde, è cresciuto proprio da quelle parti (Bolton, per l’esattezza) e nei suoi versi non fa che trasfondere le frustrazioni ed il senso di inadeguatezza della working class. Musicalmente parlando, è difficile individuare un baricentro ben preciso: l’Union Jack sventola su “False Alarm” (i fan degli Elbow si staranno stropicciando le mani) e sul tappeto di chitarre di “Roses”. Però i primi tre brani fanno pregustare un registro di segno nettamente diverso: la title-track e “4AM” hanno una convincente indole country cui si aggiungono l’incisività del piano e la delicata velatura dei cori, mentre “Mountain Bird” punta su un ritornello assai efficace scosso, qua e là, da una chitarra elettrica incarognita. “Dead Man’s Suit”, di gran lunga l’episodio più riuscito, è sorretta dalle nervose e penetranti corde vocali di Alfred e da impressionanti aperture melodiche, ma di lì a poco “Alfred The Great” vira su un terreno più accidentato e si disimpegna brillantemente in chiave rock. Quello che sorprende dei Cherry Ghost è la loro abilità nel tenersi in bilico tra mollezza e bruschi strattoni, nel saper far tesoro di una serie di modelli evitando di impigrirsi e rimescolandoli con innegabile originalità. Nelle loro note si rispecchiano spesso le torbide atmosfere dei Doves e l’indolenza dei Radiohead. Ma “Here Comes The Romans” si prepara a scalare le classifiche con un’eleganza pop fuori dal comune, “Mary On The Mend” è una ballata che pochi saprebbero scrivere ultimamente e la chiusura non banale di “Mathematics” è di una spanna superiore ai recenti affanni degli Sparklehorse. Ovviamente, il bello comincia ora. Simon Aldred si è totalmente messo a nudo e in prospettiva futura viene da chiedersi se sarà in grado di ripetersi su questi standard dopo una prova di tale intensità emotiva. Il presente, ad ogni modo, gli sta già sorridendo. E “Thirst For Romance” merita di essere annoverato tra le opere prime più convincenti del 2007.
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