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A neanche un anno da “Toilette memoria”, quarto album ufficiale di Umberto Giardini, in arte Moltheni, arriva “Io non sono come te”, un ep di sei canzoni inedite, scritte tra l’Italia e la Svezia che in qualche modo segue il precorso del lavoro precedente ma lo ripulisce, lasciando grande spazio all’essenzialità. Voce, chitarra e piano disegnano e sostengono la struttura dei brani formati da accordi semplici che riempiono l’aria e si espandono trascinando l’ascoltatore nel mondo un po’ pessimista e rassegnato dell’autore. La prima traccia, “Il risveglio” è strumentale e prepara il terreno per il resto del disco che scorre sulle stesse sonorità, creando un’atmosfera di pacata rassegnazione, forse di serena lucidità, mentre rapide scorrono le immagini plasmate dai testi. Immagini di solitudine, di perdita, rotte da metafore dissonanti, non sempre azzeccate. Nella traccia numero due del disco, “Tu”, Moltheni parla dei sempiterni mali d’amore con il suo tipico stile ermetico. Mescolare sacro e profano, alto e basso può creare veri capolavori, ma è un’arte difficile di cui troppo spesso si abusa. Frasi come: “Quando mi compri sai che poi non mi mangi” o “ogni semaforo oggi per te verde sarà” disturbano l’ascolto, risultando delle forzature. Meglio procede invece “Giorni cattivi”, malgrado l’infelice scelta di una rima come “foglie tra i rami, dimmi che mi ami”. Su musiche delicate ed intense, capaci di rapire anche l’ascoltatore più distratto, Moltheni vuol giocare con gli stili, con le parole, nel tentativo di creare immagini vaghe, incerte o paradossali ma non sempre il gioco funziona. Bene invece “Montagna nera”, l’unica traccia di cui è presente il testo all’interno del libretto del cd. Una poesia di immagini malinconiche che si rincorrono tra le note. Seguono “Io non io” e “Felce” per venti minuti d’ascolto che scorrono veloci, rapendo l’ascoltatore dallo scorrere dei minuti. La voce di Moltheni è delicata e sa convincere. Un ep perfetto per questo autunno ormai prepotente, da ascoltare magari mentre si osservano le foglie morte cadere dagli alberi con una tazza di thé in mano ed un’espressione un po’ perplessa sul volto, quando una frase stonata ci distrae dal sognare. Distribuito da Venus, l’ep è stato inciso per La Tempesta Dischi in Svezia da Kalle Gustafsson (bassista dei The Soundtrack of Our Lives) e prodotte da Pietro Canali che da anni accompagna Moltheni al Piano Wurlitzer.
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