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Oggigiorno trovare un disco così ‘interamente’ pop è quasi impossibile, perché anche laddove un disco è considerato pop, a meno che non si stia parlando di quello che un tempo era considerato il campo musicale dominato da Britney Spears, alla fine non si potrà fare a meno di classificarlo nel genere indie-pop o country-pop. Certo, le influenze percepibili sono tante, da John Mayer a Natasha BeddingField, da Lauryn Hill a Cindy Lauper, da Sheryl Crow alle Dixie Chicks, ma nel complesso sono le sonorità acustiche a prendere il sopravvento. Sarà per questo che appena ho inserito questo album nello stereo piacevolmente non ho premuto il tasto Stop. Ma andiamo per ordine. Colbie Coillat è una californiana nata nel 1985 a Malibu, il cui percorso musicale è iniziato probabilmente a 19 anni quando il padre, Ken Caillat (manager e produttore discografico), le regala la sua prima chitarra acustica. La ragazza scrive e compone musica, con l’ausilio dell’amico Jason Reeves, scoprendo quindi il talento nascosto di songwriter, fino a quando, ancora una volta, è il popolo di myspace a conferirle la meritata notorietà. Sebbene Colbie abbia ricevuto reazioni positive solo dopo l’inserimento della track “Bubbly”, nel giro di pochi mesi diviene una delle artiste più cliccate, con circa 10 milioni di utenti che si aggiungono al suo myspace (www.myspace.com/colbiecaillat), venendo contattata da tante case discografiche. Ma la giovane californiana è uno spirito libero e non dimentica chi l’ha sostenuta agli inizi e chi la continua a sostenere ed è per questo che ha deciso di legare la sua vena artistica alla Universal Music Group, a patto che vi sia anche l’ausilio della Revolver Recordings, dietro alla quale vi sono, non a caso, suo padre e Mikael Blue. L’album d’esordio, “Coco”, uscito il 17 luglio 2007 in America, è subito balzato al primo posto della classifica di iTunes e al quinto posto della Bilboard 200, dando la possibilità a Colbie di esibirsi come supporter ai tour dei Goo Goo Dolls e dei Lifehouse, appena terminati. Eppure questo personaggio non ha niente di particolare, a parte la sua devastante bellezza, non propone un sound diverso, che non sia stato già ascoltato; ciononostante il pop-folk di Colbie colpisce, creando atmosfere emozionali, senza divenire un copione delle ben più note colleghe, Kelly Klarkson o Hilary Duff. L’età insomma non tradisce, ma al contempo, pensare di trovarsi davanti ad un album puramente adolescenziale è un errore. Una tracklist di 12 canzoni dal sapore pop, folk, country, melodiche ma mai soporifere: Oxygen, Little Things, Bubbly, One Five Wire, Feelings Show, Midnight Bottle, Realize, Battle, Tailor Made, Magic, Tied Down (qui Jack Johnson le ‘fa scuola’), Capri (non un omaggio all’isola partenopea). Ad oggi Colbie Coillat è difatti una delle artiste più apprezzate nel panorama musicale pop americano poiché dotata di un talento visibile e udibile, anche se per constatarlo di persona non ci resta che aspettare, seppur con data da stabilire, visto che in Italia l’album non è ancora uscito. Sperando che non sia un traguardo troppo lontano. Consigliata per chi vuole scoprire come sarebbe la versione al femminile di Matt Kearney e per chi rimpiange la Jewel degli inizi.
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