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Nikki Sixx. Nome emblematico di quel meraviglioso sleaze-glam di quei meravigliosi anni ’80, bassista di uno dei gruppi che meglio espressero quel momento di ribellione, tra lustrini e lacca per capelli; i Motley Crue. Tour infernali, dischi da milioni di copie e, soprattutto, eccessi. E proprio di quegli eccessi ha deciso di parlarci il Nostro, 49 anni portati magnificamente, occhi smeraldini e tanti, tanti tatuaggi, in una biografia da settimo posto nelle classifiche americane, The Heroin Diaries: un titolo che già la dice lunga sui trascorsi del bassista. Per donare ulteriore spessore all’opera, Sixx ha pubblicato un album con James Michael (già con John 5) alla voce e Dj Ashba alla chitarra, formando così i Sixx: A.M. Di questo disco, The Heroin Diaries Soundtrack, possiamo dire molte cose. Innanzitutto, che non sembra registrato da un gruppo in cui l’età media supera i 40, per l’energia e, soprattutto, la voglia di far buona musica che sprigiona, tra melodie azzeccate e tracce più intimiste, in un’implacabile mirandola di sentimenti. Le atmosfere sono cupe e la voce narrante di Sixx ha un qualcosa di mistico: sembra di vederla, questa giovane rockstar, in un viaggio all’inferno e ritorno che passa per i palchi e i backstage di mezzo mondo, ma solo con il desiderio di godersi la vita, senza diventare una squallida macchina da soldi e, soprattutto, lasciarci la ghirba. La prima traccia, X-Mas In Hell, esplode nel gotico, e quando ci sentiamo dire “Welcome to my fuckin’ life”, con quel “fuckin’” che tanto piace agli amanti del genere, è come se non avessimo aspettato altro, riflettendo su quel Natale che ormai è quasi completamente trasformato del festival dell’ipocrisia. Il primo singolo Life Is Beautiful è davvero una gran canzone, per testo e musica, in grado di trasmettere emozioni profonde e di scolpirsi nella memoria. Discorso simile per Pray For Me, che spinge di meno ma presenta una compattezza sonora degna di una band ben più rodata. La scorza di hard rock di questo disco è lì giusto per essere infranta da sospiri mortali, ma anche dallo spirito circense tipico dei cari, vecchi Crue: Intermission ne è la prova più eclatante. In Dead Man’s Ballet, canzone magica dal ritmo sincopato, c’è un’iniezione di dolore e forza d’animo, mescolati come raramente accade. Perfetto James Michael alla voce: timbro di carattere ma non troppo invadente, docile sopra ai giri di chitarra, potente e malinconico quando serve; Dj Ashba alla chitarra c’è di brutto, ogni nota vibra regalando personalità alla song e brividi di piacere all’ingenuo ascoltatore. Nikki Sixx ci parla semplicemente della vita, di questa maledettissima vita: “Just look at yourself, do you like what you see?”... beh, che dire, ce lo siamo chiesti tutti almeno una volta, tentando di riprendere le fila di un’esistenza che ormai segue solo sé stessa e forse non ci appartiene più del tutto. Questa colonna sonora trasuda solitudine, ma anche coraggio e semplice, pura, potenza musicale. Nikki Sixx si presenta come l’ombra di sé stesso, giullare sincero che ha sicuramente realizzato un buon album, riuscendo a sorprendere ad ogni traccia, soprattutto con la ballatona Girl With Golden Eyes, dolce quasi quanto la mitica Home Sweet Home (dall’album Theatre Of Pain dei Motley Crue). Insomma: qui non si scherza e Nikki ha sicuramente dimostrato grandi doti di composer e una motivazione artistica davvero rara.
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