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A meno di un anno dall’uscita dal grandioso “Toxicity”, i System Of A Down raccolgono su questo nuovo disco tutti i brani “scartati”, o meglio, mai pubblicati nei due album precedenti. Questo loro ultimo capolavoro, che ha nel titolo provocatorio, e di impatto immediato, il suo biglietto da visita, comprende sedici tracce e si dipana in un misto di ritmi frenetici e martellanti che rallentano poi all’improvviso per fare spazio a momenti più acustici, che vedono un tripudio di melodie orientaleggianti. Brani come “Mr. Jack” e “Roulette”, tutti di grande spessore sul piano compositivo, oltre a saper procurare emozioni, hanno il pregio di catapultare chi ascolta in una realtà nuova, tutta da scoprire. Bisogna ricordare infatti le origini armene dei S.O.A.D. che non mancano mai di riportare la loro cultura all’interno di composizioni che non rischiano mai la banalità o l’ovvio di tanto “nu metal”. Probabilmente è proprio l’accostamento fra sonorità ed influenze diverse a creare un mix devastante che rende questo gruppo unico e innovativo sulla scena metal contemporanea, tanto avara di originalità. Oltre a questo vanno sottolineati gli argomenti trattati nei singoli brani, che variano dalla politica ai temi sociali, toccando anche argomenti più profondi, introspettivi. Si consiglia “caldamente” l’ascolto della rabbiosa e pesante “Fuck The System”, che richiama la schizofrenia compositiva di Daron Malakian, con i suoi versi in falsetto. Imponente la struttura di “Ego Brain” che dall’iniziale melodia a due voci sfocia in una esplosione di chitarre distorte. Ma non siamo in presenza di una band specializzata nel solo “rumore”, perché i S.O.A.D. rivelano una grande tecnica strumentale, abilità compositiva e, soprattutto, una grande voglia di sperimentazione e di ricerca, che raggiunge il suo più alto livello stilistico nella stupenda “Highway Song” dove vengono evocati “dei giorni che non torneranno, delle forme di vita più pura” mentre tutto viene sepolto dai “cannoni del nostro tempo”. Liriche tanto sentite e toccanti sanno però convivere accanto ad episodi più ironici e divertenti: è il caso della bizzarra “Chic’N’Stu”, che apre l’album, e di “ I-E-A-I-A-I-O” , un brano godibilissimo che stupisce ad ogni ascolto e che contiene anche un inaspettato, breve tributo a “Supercar”.
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