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Band Of Horses
Cease To Begin
2007
Subpop
di Morrisensei <
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Quando la sagoma definita in controluce si fa avanti. L'entrata del tunnel sembra un videogioco in terza dimensione. All'improvviso "Cease To Begin" squarcia e comprime l'aria. L'impatto è fragoroso. Effetto del nuovo scritto della Band Of Horses. Il secondo. A poco più di un anno dall'acclamato debutto "Everything All The Time" autentica gioia della Sub Pop del millennio in corso. Un trio di ragazzi qualunque partoriti dalla profonda provincia americana. Quella silenziosa. Apparentemente anonima. Quella di Mount Pleasant nella Carolina del Sud. Dove se non sai guadare le acque della costa non senti d'appartenere alla storia di un paese troppo orgoglioso del proprio passato. Nel retrovisore appaiono altre luci. Lontane ed impercettibili presenze. Mentre l'aria di un autunno primaverile si diverte a fare mulinello tra le dita delle mani che cercano ristoro nel buio. "Is There A Ghost" è la spinta sull'acceleratore. E' il senso di libertà che custodiamo per natura solo nella testa ma che in questo caso si manifesta nel cuore. Fino giù nel profondo come "Ode To LRC" provvede a ricordare. Le curve della vita ora sembrano piacevoli rettilinei definiti da intermittenze e grossi segnali a tinta verde. "No One's Gonna Love You" apre l'immacolato paesaggio. Rurale. Alla radice delle cose. Mentre "Detlef Schrempf" non fa che da anticamera all'attesa che passa tra un battito d'ali ed una carezza solamente immaginata. L'attesa per "The General Specific". Dilaniante freccia cupidica che traccia un solco indelebile sulla pelle. Sull'asfalto. Poi un dolce sospiro sussurrato - "Lamb On The Lam (In The City)" - quando gli occhi stanno per incontrarsi sulla via delle labbra. C'è qualcuno accanto a me? "Islands On The Coast" è solo un attimo in più. Un attimo di magia verso gli ultimi metri. Quando "Marry Song" stringe la mano a "Cigarettes, Wedding Bands" la presa si fa più energica. La velocità del mondo intorno viene duplicata. Si intravede l'uscita. Da "Window Blues" in poi nessuna cosa sarà più la stessa. Nemmeno il cielo. Nemmeno quella luna. Più c'è sofferenza. Più c'è luce. Inequivocabilmente disco dell'anno. E il paradiso può attendere.
Vostro "Cherry Ghost" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
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12/10/2007 -
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