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Di questi tempi capita raramente di trovarsi di fronte ad un capolavoro. Per di più un capolavoro scritto e registrato in Italia da italiani (seppur in questo caso musicalmente vi sia veramente poco della nostra penisola). I salernitani ...A Toys Orchestra al loro terzo tentativo (dopo Job, datato 2001 e Chucko Boohoo del 2004) discografico riescono quindi a tirare fuori un lavoro maturo e rifinito in tutti i suoi particolari. Canzoni potenti ed orecchiabili, melodie perfette e divertenti incastonate in atmosfere a volte nebbiose e malinconiche a volte rabbiose e travolgenti. Un disco partorito da un gruppo affiatatissimo (come potete accorgervene benissimo andandoli a vedere in uno dei loro concerti in giro per l’Italia) in un clima scherzoso nella tranquillità di un casolare di campagna (“come una gita tra bambini della scuola media!” come dicono loro stessi) con il preziosissimo aiuto in fase di produzione e arrangiamento di Dustin O’Halloran (Devics), e queste componenti risaltano in tutti i brani. Delle gemme che si susseguono senza apparenti cadute di tono che sono più che altro circoscritte al gusto personale in alcuni episodi. E se “Cornice Dance”, “Powder Of Words” e “Amnesy International” sono le canzoni più orecchiabili e tipicamente pop-rock, composizioni come “Invisibile”, la poetica e psicoanalitica “Letter To Myself”, la minisuite elettro-acustica di “Ease Off The Bit” e la ballatona rock “Bug Embrace” sono quelle dalla struttura più complessa ed accattivante che portano il leader Enzo Moretto nell’olimpo dei migliori songwriter giovani in circolazione. Sicuramente con poco da invidiare ai suoi colleghi inglesi o d’oltreoceano. Insomma siamo davanti ad un album che forse non è rivoluzionario, forse non venderà tantissimo, forse tra qualche anno non verrà neanche ricordato. Queste cose non possiamo saperle, ma possiamo consigliarvi di ascoltarlo ed amarlo adesso, perché sicuramente non vi tradirà.
Abbiamo anche l’occasione di sapere, in un intervista a tutto tondo sulla musica dei Toys e la genesi di questo album, cosa ne pensa il leader, cantante e compositore della band Enzo Moretto, che abbiamo beccato dopo alcune vicissitudini di ritorno da un concerto al Film Festival di Milano:
Allora Enzo, hai scritto qualche canzone nuova negli ultimi mesi successivi all’uscita del disco oppure i concerti ti hanno impegnato troppo?
Fino a due minuti fa stavo con cuffia e chitarra acustica.. Sto abbozzando qualcosa… Per adesso faccio ancora esperimenti,ma sento che dentro mi ribolle... Credo che tra un pò mi metterò sotto. Certo è che siamo sempre in giro, per cui non è facile.
A proposito di composizione, di solito segui un processo particolare quando scrivi una canzone? Viene prima il testo o inizi dalla melodia e dalla musica?
Viene sempre prima la musica, immediatamente dopo abbozzo una linea vocale...il testo può venire poco dopo o possono passare mesi.
Preferisci farle al pianoforte o alla chitarra acustica?
In generale preferisco di gran lunga il piano per comporre. In ogni caso anche con la chitarra, dipende. Il fatto è che al piano spesso mi sento più ispirato... Compongo quasi tutto al pianoforte,ma ciò non pregiudica che poi quello stesso pezzo lo suoni alla chitarra, spesso succede così.
Sì, infatti mi pare di aver visto su Youtube un filmato in cui suoni alla chitarra acustica un brano come "Powder Of Words" che solitamente dal vivo (e in studio) fai con il piano, no?
Infatti, ma non succede solo per il live.Talvolta scrivo pezzi al pianoforte che quando poi riporto alla chitarra trovano una nuova vita... E' successo così per alcune canzoni: scritte al pianoforte e poi magari nella versione definitiva ne rimangono solo poche note suonate in quel modo.
E in studio Dustin O’Halloran che consigli ti ha dato in questo senso? E’ stato importante riguardo gli arrangiamenti delle canzoni oppure avete deciso tutto con il gruppo sulla forma da dare alle canzoni?
Un po’ tutte e due. Ci sono delle cose che abbiamo tenuto uguali a come le avevamo concepite noi,altre invece, grazie anche all'intervento esterno di Dustin, sono state rielaborate in forma differente. E' l'aspetto più interessante di andare in studio con un produttore. Una persona che ti propone prospettive differenti, a cui magari non avevi mai pensato o che dà valore ad alcuni aspetti che erano stati valutati con superficialità.
Sì, deve essere particolarmente eccitante vedere le proprie composizioni prendere vita anche grazie ai consigli di un produttore esperto. Ad esempio canzoni come "Mrs. Macabrette", "Bug Embrace" o il finale di "Technicolor Dreams" sembrano arrangiate dal miglior George Martin.... e a tal proposito (ricordando che nel 2004 avete partecipato con una vostra rilettura di “I’m The Walrus” ad una raccolta di cover di band indie dedicata ai Fab Four) quanto dei Beatles di "Sgt. Pepper" ed Abbey Road c'è in questo lavoro?
Perchè non anche il White Album e Rubber Soul? Scherzi a parte, per questo disco volevamo eliminare il più possibile riferimenti attuali, per cui dovevamo partire dalle basi del pop-rock. Impossibile dunque non trarre insegnamento dalla lezione dei Beatles, così come da quella di David Bowie, o dei primi Pink Floyd ecc.. Come d'altronde succede al 99% della musica da quarant'anni a questa parte. E' strano, perché a parte l'intramezzo di “Technicolor Dreams” che è una nostra chiarissima citazione/tributo ai Fab Four, le altre due che mi citi non le sento Beatlesiane... “Macabrette” la sento molto Italo-francese. “Bug Embrace” invece io la definirei più Bowie di Hunky Dory, cosa che tra l'altro mi ha fatto notare Dustin, in quanto quel disco di Bowie non lo avevo ancora ascoltato...
Beh, “Macabrette” mi ricorda gli arrangiamenti alla “Michelle”, o quelli più pittoreschi di "Sgt. Pepper". “Bug Embrace” invece potrebbe quasi essere infilata nel long-medley di "Abbey Road". E poi "Hunky Dory" è in effetti il disco in cui anche Bowie salda il suo debito verso i Beatles pur rimanendo David Bowie con tutto ciò che questo comporta.
Wow! Secondo me stiamo sconfinando... Stiamo scomodando nomi troppo grossi.. Ho un rispetto troppo grosso per questa musica... Finchè parliamo di ispirazione va benissimo, ma i paragoni mi imbarazzano molto! Cioè, noi cerchiamo di rapportarci nella maniera più rispettosa possibile verso la musica, in quanto la amiamo e la viviamo.
Fatto questo discorso sulle vostre influenze. Quanto ritieni che ci sia davvero di vostro e di nuovo in questo album? Di quale elemento vai particolarmente fiero?
Di nostro c'è assolutamente tutto! Il rischio del discorso di prima era proprio questo. La musica che ci piace la assimiliamo, non di certo la riproponiamo.. E' come quando prendi del cibo e ne trai nutrimento; Bukowski si ispirava ad Hemingway ma aveva una personalità asoolutamente sua, Kusturica è sicuramente felliniano, ma ciò non gli ha negato di farsi una personalità sua.
Ovviamente non intendevo accusarvi di scarsa originalità, bensì volevo sapere se ritieni ci sia davvero qualcosa di nuovo in quello che fate.
E' il modo in cui ti rapporti che determina la sincerità del tuo prodotto. Quello che sta succedendo in Inghilterra adesso è un chiaro esempio di malafede. Un conto è apprendere un altro è riproporre in modo pedissequo e sfacciato, come accade attualmente per quell'orda di “revivalismi” della new wave inglese.
Visto che siamo in tema, cosa ti piace del panorama musicale contemporaneo? C’è qualche gruppo o artista che ti ha colpito in modo particolare?
Ce ne sono troppi: Laura Veirs, Emilana Torrini, Cat Power, Sparklehorse, Wilco, Blonde Redhead, Arcade Fire, Deltahead, Cocorosie, Devendra, Radiohead, Coldplay, Queen of Stone Age, Okkerville River... e molti altri.. Cose diverse tra loro... In Italia mi piacciono molto Jennifer Gentle, Beatrice Antolini, Goodmorningboy, Songs for Ulan, VegetableG e devo dire che mi è piaciuto molto anche l'ultimo dei Verdena.
Jennifer Gentle... loro hanno parecchio seguito in America. Hai paura che per avere un successo di ampia portata dobbiate spostarvi oltreoceano visto che siete snobbati o quasi dai media più diffusi e importanti, nonostante magari brani come “Powder Of Words” e “Amnesy International” potrebbero essere singoli di grande successo?
No, non necessariamente. Voglio dire, il successo americano dei Jennifer è legato anche al fatto che la Sub Pop è di lì. Succede lo stesso anche per Zu e Three Second Kiss... ottime band, che non sfigurano nel contesto d'oltremanica. Io credo che i Toys non abbiano ansia di "trovare l'America", facciamo un passo alla volta..
Quali allora i prossimi passi?
Cerchiamo di vivere la nostra esperienza senza troppe ansie, ma con ambizione. Andiamo avanti per la nostra strada giorno per giorno, e da ogni traguardo raggiunto troviamo lo stimolo per ricercarne altri, ma senza "l'ansia dell'arrivismo". Sicuramente una volta fatto un gradino, non vogliamo tornare indietro o fermarci, ma ci impegniamo per farne un altro.
Sono certo che continuando su questa strada avrete modo di togliervi belle soddisfazioni. A tal proposito quanto siete cresciuti a tuo avviso rispetto al precedente "Cuckoo Boohoo"? Hai già, invece, in mente cosa possiate migliorare con il prossimo album?
Il prossimo in quanto incognita resta tale. Per quanto riguarda le differenze tra il primo e il secondo disco invece posso dire che per quest'ultimo avevamo la voglia di rimetterci in gioco, ripartire da zero, per cui eravamo stimolati anche dal fattore rischio, in quanto "Cuckoo Boohoo" era stato accolto piuttosto bene e in un certo senso sarebbe stato più facile per noi riproporre soluzioni simili. Invece abbiamo rimescolato tutto, e ad oggi ottenere consensi è una grossa soddisfazione. Io comunque non parlerei di maturità raggiunta, in quanto ci resterebbe poi soltanto da marcire. Piuttosto preferiamo sentirci continuamente alla ricerca.
E' rimasto fuori qualcosa da "Technicolor Dreams"?
Dalle registrazioni ufficiali solo un pezzo, dai provini altri cinque o sei. In origine avevo composto quasi quaranta canzoni! Ovviamente devi scremare, e qualcosa purtroppo resta fuori. In ogni caso in questi giorni stiamo pensando di raccogliere alcuni di questi brani nella loro versione "primordiale" per pubblicarli.
Intendi una raccolta di inediti e b-side oppure successivamente intendi anche riprenderle per il nuovo album?
Più che altro stiamo pensando ad un EP.
In effetti forse è meglio scremare che pubblicare tutto. Ho sempre pensato che Billy Corgan dopo il doppio superlativo "Mellon Collie" si sia rovinato la carriera bruciandosi tutta l'ispirazione.
Sono d'accordissimo con te. Non a caso abbiamo deciso di pubblicare un disco di quarantacinque minuti, nonostante avessimo materiale per ore.
Avete filmato qualche data, c’è in progetto un dvd o è ancora presto per parlarne?
Probabilmente è prematuro, anche a livello promozionale credo che nella posizione in cui stiamo potremmo impiegare energie e soldi sicuramente in modo migliore. In futuro magari, chissà, tra best of, greatest hits ecc... troveremo pure lo spazio per i dvd live! Ah ah....
Visti dal vivo ho notato una vostra attitudine live più orientata verso sonorità rock dure rispetto a quelle in studio, sbaglio?
Non sbagli. Non è una cosa ponderata. Semplicemente dal vivo il trasporto e l’energia la fanno da padrone e se sul disco preferiamo arrivare diritti al cuore nel live puntiamo anche al fegato.
Quale canzone di "Technicolor" viene meglio dal vivo secondo te?
Penso che “Invisibile” abbia qualcosa in più. Non so, mi esce particolarmente bene e quando la canto entro in una sorta di trance. E poi è quella che il pubblico canta di più ed è una sensazione indescrivibile!
Posso immaginare. E qual’è il posto più bello in cui vi siete esibiti e quale il pubblico più caldo e ricettivo?
Ogni posto ha un suo perché. Ogni pubblico in ogni città ha le sue caratteristiche. Fortunamente abbiamo un buon seguito per cui siamo affezionati un po’ a tutti. Certo, forse per la nostra provenienza, siamo particolarmente amati a Napoli. Il momento più emozionate è stato probabilmente al “Miami” a Milano davanti a circa 5000 persone. Abbiamo fatto una bella performance e il pubblico ha reagito meravigliosamente!
C’è un posto in cui sogni di poterti esibire prima o poi?
Il mio sogno non è quello di trovare un luogo preciso dove esibirmi, ma quello che il pubblico diventi sempre più numeroso... penso che sia il sogno di tutti i musicisti...
In un'epoca in cui si è perso il gusto per i supporti originali e il download selvaggio è ormai esasperato, come stanno andando le vendite del vostro album (uscito poco prima dell’estate)?
Ai concerti abbiamo un’ottima media di vendite. Non c’è più molto la cultura di comprare dischi purtroppo, ma devo dire che "Technicolor" non sta andando affatto male. Sinceramente però facendo una stima del numero del nostro pubblico, penso che il 60% abbia scaricato il disco da Internet. E’ una realtà. E noi l’accettiamo.
Ma forse questa è l’occasione giusta per passare dal proprio negozio di fiducia...
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