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Dave Gahan
Hourglass
2007
MUTE
di Morrisensei <
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Quale può essere la redenzione per chi ha conosciuto l'inferno? Quale può essere la nuova via da percorrere per chi da quell'inferno è riuscito a tirarsi fuori? Quale la cura alle ferite, alle bruciature, al dolore? Dave Gahan ha da tempo trovato tutte le risposte. Da quando, in quell'ormai sbiadito 28 maggio 1996, il suo cuore cessò di battere per due lunghi minuti al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles. Meno di un anno dopo quell'esperienza veniva trasfusa nel capolavoro insuperato "Ultra". Un viaggio nell'oscurità. Sanguinante. Lacerato. Metafisico. La rinascita artistica. Il successo confermato, anzi raddoppiato. I Depeche Mode un'icona del nostro tempo musicale. Tra colpi di coda e live show degni di un'enorme arena rock band. Fuori dagli schemi. Dai generi. Il 45enne dell'Essex torna in questi giorni (fine Ottobre) con il secondo svago solista a quattro anni dal debole, dispensabile "Paper Monsters". "Hourglass" (Clessidra). L'immagine del tempo racchiusa nel vetro. Da dove puoi fermarti ad osservare la tua vita scorrere. Registrato negli studi personali dell'artista - gli 11th Floor - a New York dove Gahan vive da dieci anni. Dopo aver lasciato l'inferno. La città ideale. Per rinascere. Dimenticate "Paper Monsters". Dimenticate i preconcetti sui lavori solisti di così forti personalità riconoscibili solo con la band madre. Dimenticate i gusti selettivi. "Hourglass" è un disco nobile. Più duro. Più elettronicamente sfregiato. Più consapevole del predecessore. Un disco per il quale val la pena guardare attraverso quel vetro. Il suono è inconfondibile. La classe anche. Non è dispregiativo affermare che le dieci tracce sembrano delle outtakes di qualche sessione recente dei Depeche Mode. Si può solo confermare l'altissimo livello sonoro e quello lirico di Gahan che colpisce al cuore in almeno quattro-cinque episodi di indiscussa meraviglia. Come "Miracles". Brian Eno ne andrebbe fiero. Dove Gahan ammette: "I don’t believe in Jesus, but I’m praying anyway". La sensuale destabilizzazione di "Deeper And Deeper" (mostruoso il suo incedere spiccatamente elettro-glamour), la "classica" "Use You" ed il pezzo che ancora non è riuscito a liberarsi della mia vulnerabilità: "A Little Lie". Trame neo-gotiche. Refrain attanagliante. Perdita dei sensi. Dave Gahan è lo sciamano. Attraversa e narra il mondo degli spiriti. A noi (ancora) sconosciuto. Colpo di coda illuminante.
Vostro "Kingdom Come" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
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05/10/2007 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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