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Ottavo album in studio per P.J. Harvey, indiscussa regina dell’ indie rock, sempre pronta ad affrontare nuove scommesse, senza mai paura di mettersi in discussione. Questa volta Polly Jean ha voluto accanto a sé Flood e il fidato John Parish come co-produttori di un disco davvero molto particolare, che l’allontana non poco dal rock and roll altisonante e sporco delle origini, ma che poi è comunque capace di sbalordire, di togliere il respiro, se consideriamo i dettagli musicali e l’impatto viscerale delle nuove composizioni. Polly prende le mosse dagli esiti positivi di “Uh Huh Her” il disco di tre anni fa, un album che già faceva intravedere una tendenza introspettiva da parte dell’autrice. Adesso quel discorso viene portato all’estremo, i nuovi brani inseriti sul disco nascono per piano e voce, e non alla chitarra, come invece accadeva in passato. Polly, in un certo senso, ha dovuto “reimparare” a suonare, ad essere musicista, non soltanto songwriter. Ha voluto accanto, nello studio di registrazione di West London, Eric Drew Feldman e Jim White dei Dirty Three, la band australiana formata dal violinista di Nick Cave. Le varie canzoni, da “When Under Ether”, il primo singolo, a “The Devil”, da “Silence” a “Dear Darkness”, denotano anche una impostazione diversa della voce, che si avvale di un registro più alto oppure risulta filtrata in sala di incisione. L’effetto è molto breath taking, la musicalità di Polly Jean è nuda, è sincera, e il disco è talmente bello, quasi minimalista, da far venire i brividi, in certe occasioni. A dimostrazione che si può fare del buon Rock con semplicità, e senza dovere a tutti i costi alzare il volume delle chitarre elettriche. Per quanto riguarda invece il titolo dell’album, la Harvey si è ispirata alle opere di James McNeil Whistler, un pittore americano dell’Ottocento che viveva però in Inghilterra. In particolare Polly è rimasta attratta da un dipinto come “Symphony In White, N° 1: The White Girl” del 1862, ed è in quella posa che le è piaciuto farsi ritrarre per la foto di copertina, una immagine che quasi racconta la nuova Polly Jean, desiderosa di intimità e di silenzio nel suo Dorset, che si misura da sola con temi esistenziali profondi e che accoglie dentro di sé quelle tenebre che le sono sempre state amiche. Un piccolo capolavoro.
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