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Un frontman dentone, romanticismo godereccio e schitarrate convincenti un po’ ovunque. Questa pare la ricetta vincente dei 1990s (senza “the” né apostrofo), gruppo di Glasgow e parte di una vera e propria invasione (vedi The Fratellis, Travis, Idlewild, Shitdisco Arab Strap, Belle And Sebastian, Camera Obscura e The Cinematics) di gruppi scozzesi. Il nostro uomo è Jackie McKeown, cantante e chitarrista del gruppo, faccia da manga e compare (negli anni ’90 appunto) nientemeno di Alex Kapranos e Paul Thompson, oggi nei Franz Ferdinand. Indie rock ridotto all’osso, ma oltremodo divertente; quello che ti fa ballare e sghignazzare alla grande senza un motivo vero e proprio, con influenze che però si rifanno a Bowie e al rock blues dei Rolling Stones, ormai un humus musicale che vale un po’ per tutti. Si capisce la strada che prende questo "Cookies" ancora prima di accendere lo stereo e iniziare a contorcersi ed ancheggiare: la copertina è il massimo dell’eloquenza, visto che rappresenta le gambe di una ragazza in minigonna. Non è sicuramente un disco impegnato o che segnerà la storia della musica, ma questi mattacchioni hanno indovinato puntando tutto su canzoncine allegre e con una punta di irriverenza, immediate e molto Seventies (a dispetto del nome). Si parla di droghe manco piovessero, di alcool pure, ma in maniera fresca, non da aspiranti nuovi grandi tossici del panorama musicale. I ragazzi si sballano, vogliono divertire e divertirsi: dopo questa premessa possiamo dire che le prime quattro songs di "Cookies" scorrono con una piacevolezza infinita; "You Made Me Like It" è tutta da ballare, "See You At The Lights" oltre ad avere un bel testo (quando dice “I see the light in you” personalmente mi sciolgo in un lago di dolcezza, anche se non si sa se le luci siano quelle di un trip lisergico o ci siano riferimenti un po’ più poetici) è piuttosto trascinante, "Cult Status" diverte di brutto e "Arcade Precinct" ha un intro di chitarra delicato come una carezza. "You’re Supposed To Be My Friend" e "Weed" si difendono benone, la seconda in particolare è una vera e propria ballata, e quindi si distingue un po’ all’interno dell’album. Con i loro frizzanti lalalala e i coretti simpatici (“Couple of girls from the catholic school / Turning their heads to look back / Whoooooo” da "Arcade Precinct") i 1990s hanno sfornato un disco davvero buono, gradevolissimo e gioioso come un cocktail party, capace di rallegrare una giornata andata storta. Beh, 1990s: ci vediamo alle luci, della ribalta!
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