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The Velvet Underground
The Velvet Underground & Nico (Vinyl Reissue 2007)
1967
Mercury
di Eleonora Ferri
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The Velvet Underground & Nico è una delle pietre miliari del Rock. Il disco che apre alla musica scenari rivoluzionari di cupa ed estatica psichedelia. Viene pubblicato nel 1967 sotto l’aura artistica del re della cultura underground per eccellenza Andy Warhol, il quale firma anche la copertina, la banana più famosa della musica (che in una prima edizione era anche sbucciabile). Attraverso i ritmi ossessivi e paranoici della viola elettrica di John Cale e il cantare a tratti monotono di Lou Reed, la musica diviene pioniera dell’anima, scavando negli angoli più bui e perversi dell’uomo. Il disco si apre con una nostalgica domenica mattina, cantata dalla voce (resa più femminile) di Lou Reed, che ci fa scivolare subito agli angoli di Lexington 1-2-5 nella nevrotica attesa di un pusher accompagnata dalle chitarre di Sterling Morrison, per poi passare alla cadenzata e cupa voce di Nico che racconta la favola della “Femme Fatale”. L’atmosfera diventa sempre più cupa per sfociare nel capolavoro “Venus In Furs” dove musica e testo si fondono in un fascino perverso, una marcia funebre scandita dai ritmi tribali della Tucker ma resa febbricitante dall’uso avanguardistico della viola elettrica di Cale. Queste sonorità ci portano verso il buio più totale, molto lontano dalla cultura dominante del flower-power anni 60, lontani da tutta quella produzione musicale che gridava al mondo. Vicini invece a scenari metropolitani surreali e febbrili di marciapiedi, angeli travestiti da prostitute e droga. Il decadentismo dark di “All Tomorrow’s Parties” passa dalla voce sacerdotale di Nico che celebra così gli albori della musica dark a venire. Così come “Heroin” inno all’autodistruzione e frenetica apoteosi di un trip allucinato segna i primi passi verso un punk da cui prenderanno alito band come Iggy Pop & The Stooges. Sembra che la musica trasalga contemporaneamente all’eroina che entra in circolo nelle parole di Reed. Passando per ritmi più lenti e quasi contemporanei alla loro epoca come “There She Goes Again” e “I’ll Be Your Mirror” (dolce cantata scritta da Reed per la bellezza della chanteuse tedesca) si arriva alla conclusione di quest’opera senza tempo. “The Black Angel’s Death Song”. Pura frenesia poetica, qui Lou reed decanta flussi di coscienza ginsbergiani dove tutto diventa pazzo e ossessivo. E’ come aprire una porta su un caleidoscopio di immagini espressioniste, per poi chiudersi con “European Son” perfetta mistura di follia e free-jazz esasperato da rumorismi eccessivi. Con le sue sonorità The Velvet Underground & Nico ricerca la fine, la decadenza, la morte, salvo illuminarne i visionari istinti primitivi che ne fanno parte facendoci strisciare su flussi di coscienza metropolitani.
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24/09/2007 -
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