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Sull'onda – a volte invero poco travolgente – del new sound electro-soft-lounge-chill-out, che affonda le proprie radici – tradendone poi lo spirito – nel lavoro di qualità degli Air, di Moby e in una certa parte della produzione di Fatboy Slim (per citare solo i più famosi), e che paga il suo – talvolta pesante – tributo commerciale ai vari, e a volte indigesti, Buddah Bar, Café del Mar, Bar di Ibiza e di Porto Ercole, ecco un lavoro interessante e stimolante. Ne è autore il dj David Lee, una vera autorità nel mondo house, che qui utilizza lo pseudonimo di Jakatta (in passato era stato anche Joey Negro e Raven Maize). Una sorta di Fregoli del cut'n paste. Il suo istinto trasformistico ha, naturalmente, un riflesso evidente nella sua musica, che spazia da riferimenti alla musica indiana – esemplare e bellissimo, in tal senso, è il campionamento di un famoso brano della mitica Sheila Chandra, "So lonely", quarta traccia dell'album – alla musica da colonna sonora – strepitoso, e infatti già intercettato dalla pubblicità, il campionamento di "American Dream", rivisitazione della soundtrack del celeberrimo "American beauty". Non mancano momenti più tipicamente pop, come nella bellissima "One fine day", dove spicca la ormai caratteristica voce di Beth Hirsch, lanciata qualche anno fa dagli Air – cui Jakatta a tratti mostra chiaramente di ispirarsi – nel loro "Moon safari", ovvero nella "quasi" title track ("My vision"), dove Seal lascia un segno evidente facendo sfoggio della sua ispirata e profonda vena soul. Infine una menzione speciale per i brani strumentali, tutti di qualità, fra i quali spicca "The other world", decima traccia del lavoro. Minori – ma qui conta molto il gusto di chi scrive – alcuni episodi di più chiara matrice dance, come la nona traccia, "Ride the storm", della quale francamente non avremmo sentito la mancanza. La produzione è naturalmente accuratissima ma mai leccata, ed è molto apprezzabile la ricerca di suoni – mai gratuitamente od ostentatamente – originali ed evoluti. Un lavoro, dunque, da accogliere con estremo favore, soprattutto perché, come detto, spicca – impresa invero ardua – dal mare magnum a tratti magmatico della ormai incontrollabile, invasiva e a volte francamente ammorbante produzione da aperitivo che da qualche tempo radio e major ci ammanniscono senza pietà. Da avere.
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