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Wilco
Sky Blue Sky
2007
Nonesuch
di Mauro D'Alonzo
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Per apprezzare questo ritorno dei Wilco è necessario mettere da parte alcune idee che ci si è frettolosamente fatte sul conto della band americana. Sin dall’esperienza con gli Uncle Tupelo, dalle cui ceneri i Wilco hanno preso le mosse, Jeff Tweedy è stato etichettato come un attento innovatore in grado di depurare la musica a stelle e strisce dalle tossine accumulate in decenni di onorata storia. Giudizio peraltro non del tutto centrato, dato che gli stessi Uncle Tupelo non hanno fatto altro che riportare un certo rock alternativo alle radici country. Sta di fatto che ogni mossa dei Wilco è sempre attesa con particolare trepidazione e Jeff Tweedy è circondato da un’ammirazione che talvolta lo avvolge in un’aura da profeta. Gli interrogativi si sono affastellati anche alla vigilia dell’uscita di questo sesto album. Parecchi indizi avevano fatto pensare che l’estro del leader potesse riservare ancora delle sorprese. In fondo, prima di richiudersi in studio per “Sky Blue Sky”, i Wilco hanno pubblicato un cd, il live “Kicking Television”, con una netta impronta sperimentale e al momento di rimettersi al lavoro Tweedy non ha voluto rinunciare all’ensemble che lo aveva seguito nell’allestimento del brillante “A Ghost Is Born”. Insomma, tutto lasciava presumere che le nuove liriche avrebbero battuto sentieri inesplorati. Ma “Sky Blue Sky” tradisce, almeno in parte, queste aspettative. Intendiamoci: stiamo parlando di un disco di buon livello, con almeno due perle melodiche (“Either Way” e “Hate It Here”) ed un brano, “On And On And On”, che commuoverà i nostalgici degli anni ‘60 di Bob Dylan. Quel che sorprende è l’intonazione di fondo. “Sky Blue Sky” non è ammantato di quelle atmosfere ombrose che spesso hanno ricoperto la produzione passata di un velo di malinconia. Anzi, forse non si era mai sentito un Tweedy così sereno e ottimista. E il tessuto musicale risente di questo (ri)trovato equilibrio attestandosi su un registro più sobrio ed immediato. I Wilco non hanno mai disdegnato il pop e se si risale indietro nel tempo non è difficile rintracciare una convinta dedizione alla ricerca melodica. Dedizione sublimatasi in “Summerteeth” (1999), infarcito di armonie e sovrapposizioni vocali. Qui non mancano omaggi ai Beatles (riecheggiano qua e là “Mother Nature’s Son” e “Don’t Let Me Down”) e ad Harry Nilsson. Peculiare, però, è il fatto che “Sky Blue Sky” non si avventura in traiettorie ardite e sembra ispirato ad un sofisticato disimpegno sonoro. Certo alcuni ammiratori della prima ora rimarranno un po’ stupefatti. Chi si è innamorato dei Wilco sin dall’esordio del 1995 li ha sempre considerati una felice oasi nel deserto del mainstream apprezzandone la capacità di sgusciare dalle catalogazioni preconfezionate. “Sky Blue Sky” non si confà a questo intendimento, nel senso che non cerca a tutti i costi di rompere gli schemi e privilegia un sound morbido e meno compassato. Inframmezzato da alcune divagazioni, poiché a Jeff Tweedy la stasi assoluta non piace e ogni tanto mischia le carte in tavola aggiungendo alla sua tela pennellate di country, folk e indie rock. Un’opera insolita, quindi, alla luce dei canoni ai quali i Wilco ci hanno abituato. Destinata a far discutere e suscitare qualche mugugno. Un’opera che dà l’impressione di rimanere a metà del guado senza far capire se e a quale svolta preluda. Per il momento non resta che gustarla, con i suoi pregi e le sue contraddizioni.
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19/07/2007 -
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