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E’ possibile che in futuro si parlerà, musicalmente, dei primi anni Novanta come dei “giorni del rumore”. Infatti, ispirate dalle imprese di Jesus & Mary Chain e Sonic Youth (che a loro volta erano ispirati dai Velvet Uderground della remota “Sister Ray”), innumerevoli bands si buttarono a pesce sulle (o su quelle che sembrarono le) immense possibilità offerte dal feedback e da distorsioni tecnologiche di altro tipo. Col risultato, però, che in molti casi quel muro di chitarre sfocate risultava solo un espediente per coprire capacità compositive largamente carenti, e che molti dei dischi di quel periodo risultano oggi irrimediabilmente datati, se non inascoltabili. Caddero alla seduzione del “rumore” anche gli allora giovani Flaming Lips dall’Ohkahoma, ma nel loro caso, come dimostrato da questa ristampa del loro quarto album “In a Priest Driven Ambulance” (più singoli e demos) l’estro melodico di Wayne Coyne e soci riuscì comunque ad ergersi al di sopra di tutto. Va anzi detto che “Priest” è giustamente ritenuto il disco in cui, da sciamannata band di punk psichedelico che erano prima, i Lips riuscirono finalmente a trovare una loro voce: rumorosi ma assennati, schizzati ma mirabilmente melodiosi al tempo stesso. Un incrocio tra i Sonic Youth e i Love di Arthur Lee, si disse. Gran parte del merito della trasformazione va al nuovo membro (provvisorio) Jonathan Donahue alla chitarra e ai rumori, e al geniale produttore Dave Fridmann, entrambi confluiti poi nei Mercury Rev ed esiziali qui nell’incastonare il genio folleggiante di Coyne in strutture di canzone in cui il rumore svolge la funzione di una vera e propria orchestra. Se al momento dell’uscita di “Priest”, il pezzo che colpì fu “Unconsciously Screamin’” per il suo essere una sorta di sintesi di Sonic Youth e Pixies, il senno di poi (di oggi) ci dice che è “Five Stop Mother Superior Rain” il brano chiave, trattandosi di una sognante ballata psichedelica con un testo “fuori” che non sarebbe neanche fuori posto nel recente album dei Lips “Yoshimi”. Questo senza dimenticare cose come “Rainin' Babies” e “Take Meta Mars”, esempi mozzafiato di “noisedelia” che a tredici anni di distanza non hanno perso il loro fascino, e che contribuiscono al costante inserimento, da parte della critica, di “Priest Driven Ambulance” tra i migliori album di rock alternativo degli anni Novanta. Uno spasso, poi, la conclusiva cover di “What A Wonderful World” di Louis Armstrong, che pur seppellita da un tornado di chitarre, mantiene chisà come un pizzico dell’innocenza che le conoscevamo dalla versione del buon Satchmo. In questa versione doppia rimasterizzata di “Priest” (che prende il titolo “The Day They Shot A Hole In The Jesus Egg” da una frase del testo di “Five Stop Mother Superior Rain”), oltre ai 10 brani dell’album originale, è compreso l’intero EP dello stesso periodo “Uncoscoiusly Screamin’” (3 brani oltre alla title-track sempre prodotti da Fridmann) e il più grezzo 45 giri uscito nel 1989 per la collana “Singles Club” della Sub Pop. Dietro il lato B, un medley di “Strychnine” dei Sonics e di “(What’s Do Funny ‘bout) Peace Love & Understanding” di Elvis Costello, c’è una bislacca storia, in linea con l’immagine proiettata dalla band: la Sub Pop voleva che i Lips facessero una cover di “Strychnine”, e fornì a Coyne e compagni un nastro in cui, casualmente, il brano dei Sonics era seguito da “Peace Love…”. Col risultato che, dopo aver ascoltato più volte il nastro, nella mente dei componenti dei Flaming Lips i due brani non erano più dissociabili l’uno dall’altro. E quando entrarono in studio per incidere “Strychnine”, il medley venne fuori in modo del tutto naturale… ------ Per finire, una nota sul CD 2, costituito interamente da demos di scarsa qualità (i cosiddetti “Mushroom Tapes”), essenzialmente di brani che poi, rilavorati con Fridmann, assunsero una dinamica nettamente superiore formando il nucleo di “In A Priest Driven Ambulance”. Roba, insomma, consigliata solo ai completisti. A differenza del primo CD, che è assolutamente essenziale per conoscere un momento spartiacque nell’evoluzione di una delle maggiori bands degli ultimi 20 anni.
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