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Pochi si sono accorti di loro all’esordio, ma il secondo album dei Negramaro, Mentre Tutto Scorre, ha scalato le classifiche italiane, fatto incetta di premi tra pubblico e critica, riempito la programmazione di ogni radio e li ha portati in un lunghissimo tour durato quasi due anni. Dopo tutto questo successo l’aspettativa era altissima, tutti i fans e tutta la stampa musicale erano in allerta quando circa un mese fa è uscito La Finestra, il nuovo album, interamente registrato in uno studio di San Francisco. A partire dall’elettro-rock del primo pezzo, La Distrazione, che si presenta come un’ottima apertura, l’album scorre liscio attraverso quattordici brani in pieno stile Negramaro, un rock italiano consistente, che incontra spesso e volentieri decisi richiami nelle radici anni sessanta e settanta (soprattutto nelle liriche), passa attraverso alcuni lenti molto classici come Un Passo Indietro, Quel Posto Che Non C’è e Una Volta Tanto, e si avvale della collaborazione di Jovanotti, che entra con un fraseggio rap alla fine di Cade La Pioggia. Le canzoni sono quasi tutte orecchiabili e piacevoli da ascoltare, e sicuramente non mancano tracce con un’altissima potenzialità da singolo, che si candidano perfettamente ad invadere ancora una volta le radio italiane. E Ruberò La Luna ha un forte sapore mediterraneo e un ritornello che rimane subito impresso in testa, La Finestra, brano che dà il titolo all’album, ha una base elettronica e un andamento a cui ci si lascia andare volentieri, Via Le Mani Dagli Occhi è impregnata di un ottimo ed accattivante rock. La Finestra nel complesso è un buon prodotto e si ascolta volentieri, ma rimane un po’ troppo “italiano” e viaggia sullo stesso livello di Mentre Tutto Scorre, senza fare il salto di qualità che almeno in parte era lecito aspettarsi. Quel salto di qualità che si riscontrava invece tra il cd e il palco, dove indubbiamente la band dà il meglio di sé, tirando fuori una grinta e un’energia non comuni, suoni rock che non hanno nulla da invidiare agli artisti d’oltreoceano, e una voce potente ed impeccabile come quella di Giuliano Sangiorgi, perfettamente a suo agio nel tenere lo spettacolo ad altissimi livelli musicali e di intrattenimento. Probabilmente però il pubblico medio italiano è più pronto a recepire un prodotto da studio di questo genere, o più semplicemente i Negramaro hanno seguito la logica del celebre e sperimentato motto “squadra che vince non si cambia”. Peccato, questo buon disco ha un che di già sentito e un leggero sapore di occasione persa. Continueremo a sperare in una più coraggiosa evoluzione futura, e nel frattempo ci godremo il loro ottimo spettacolo dal vivo, in uno dei tanti concerti che terranno nel tour in giro per l’Italia quest’estate, e che con ogni probabilità proseguirà nei palazzetti in autunno e inverno.
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