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Senti nominare Alison Krauss e pensi subito alla ragazza prodigio che alla fine egli anni ’80 irruppe nel panorama bluegrass americano con la freschezza di un’adolescente che aveva già numeri da grande interprete, oltre che da ottima violinista. Poi pensi al successo da 5 milioni di copie vendute di Now That I’ve Found You: A Collection nel 1995, e alla scelta coraggiosissima di non cedere alle lusinghe delle molte major che l’avrebbero voluta sotto contratto, per restare nel panorama indie. E la ritrovi qui, dopo oltre vent’anni di carriera, quasi tutti trascorsi con al fianco la fedelissima band Union Station, la 36enne Alison dall’Illinois con una raccolta di pezzi prevalentemente già editi, data alle stampe ancora una volta come succede dal 1985 (quando la ragazza dell’Illinois esordì col suo primo disco ad appena 14 anni), dall’etichetta indipendente Rounder. Insomma eccola, Alison Krauss, a raccontare i frammenti sparsi della sua carriera “altra”, meno nota (a parte almeno l’eccezione di O fratello dove sei?), tra la fine degli anni ’90 e oggi. Già, perché A Hundred Miles Or More: A Collection, è più che altro un compendio di certi lavori, duetti, ospitate e partecipazioni su album altrui, colonne sonore, un po’a margine della sua discografia diciamo “ufficiale”, al di fuori quindi dei lavori con gli inossidabili della Union Station. Una collection, ma non un greatest hits, insomma. E come spesso accade in questi casi, non mancano, prodotte dalla stessa Krauss, ben 5 tracce inedite di cui 4 aprono in sequenza il disco. Una tenerissima You’re Just A Country Boy dalle tinte tenui ci accompagna sull’ingresso seguita dalla melodia dolcissima di Simple Love. E’ il trionfo di toni pastello, temi semplici e sonorità molto levigate. La padronanza vocale è sorprendente, con certe rotondità quasi disumane per la profondità raggiunta. Resta il dubbio di un calibro roots troppo rivestito di easy listening, con riverberi, slide e steel guitar, che suonano fin troppo perfette. L’inedito successivo Jacob’s Dream apre a uno scenario più oscuro solo per voce e chitarra, con un cantato tagliente, appuntito. Meno brillante l’incedere di Away Down To The River: perfetto nell’arrangiamento, ma senza troppo spessore nonostante gli inserti di steel guitar ci ricordino che siamo sempre in zona roots. L’ultimo inedito, Lay Down Beside Me, posto in fondo alla tracklist è un duetto con John Waite, ballad malinconica perfetta per i titoli di coda. D’altronde la misura dei cinque pezzi di nuova pubblicazione orientati tutti su tonalità soffuse e ritmi pacati, sembra essere stata scelta non a caso a corollario della parte collection, che raccoglie incisioni quasi tutte in chiave intimista, acustica e slow. Se un altro “lato” dell’artista doveva essere, forse è quello più malinconico, più raccolto di Alison Krauss, che solo in un brano Sawing On The Strings, che qui appare nella versione del 2004 per il CMT’s Flame Worthy Video Music Award Show, lascia spazio a suoni giocosi, con ritmi e colori bluegrass, a base di banjo, violino e chitarre country. Tra gli altri frammenti nutrita la presenza di tracce tratte da colonne sonore: da I Give You To His Heart incisa nel 1998 per il film The Prince Of Egypt, ai due brani per Cold Mountain (2003), The Scarlet Tide e You Will Be My Ain True Love con la partecipazione di Sting, fino alla splendida Down To The River To Pray, del film dei fratelli Cohen, O brother where art thou? (2000; in Italia, O fratello dove sei?), che non a caso rilanciò molta musica bluegrass e roots in generale. Proprio quest’ultimo brano eseguito a cappella dalla Krauss accompagnata dalle voci del coro First Baptist Church Choir of White House, TN resta il momento più emozionante di tutta la raccolta, un vero e proprio gioiello in chiave gospel. Diversi anche i duetti: si segnalano How’s The World Treatin’ You, ottimamente condotta in duetto col solito bravissimo James Taylor, e apparsa nel 2003 in un disco tributo ai Louvin Brothers; e dello stesso anno il duetto con Braid Paisley, in salsa decisamente più radiofonica e meno roots per Whiskey Ballads (premiata comunque dalla Country Music Association, come evento dell’anno appunto nel 2003). Ad arricchire la raccolta, incisioni e performance vocali della Krauss su dischi altrui: Baby Mine, apparsa nel 1996 in The Best Of Country Sing The Best Of Disney, e che nel 1941 Betty Noyes cantò per il classicissimo film della Disney Dumbo; Molly Ban, incisa nel disco dei Chieftains Down The Old Plank Road: The Nashville Sessions del 2002; Get Me Through December, cantata nel disco di Natalie Mc Master In My Hands del 1999; Missing You, altro duetto davvero troppo easy listening con John Waite apparso nel suo album del 2007, Downtown…Journey Of A Heart, con Waite che ricorda spaventosamente Bryan Adams. In definitiva, messo un po’ d’ordine alle sue sortite su altri dischi e riscaldate le corde vocali con qualche buon inedito, aspettiamo che Alison Krauss dia seguito a Lonely Runs Both Ways, il suo ultimo lavoro uscito 3 anni fa prima di questa raccolta, il bluegrass americano del 2007 ha ancora bisogno della sua voce.
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