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Richard Thompson
Sweet Warrior
2007
Proper Records
di Giancarlo De Chirico
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Nuovo album per Richard Thompson, chitarrista e songwriter di pregio assoluto, già fondatore dei Fairport Convention nei primi anni Settanta e da tempo ormai impegnato in una carriera solista davvero eccellente, capace di mettere insieme passato e presente con delle canzoni che suonano sempre nuove, anche quando attingono a piene mani alla tradizione folk e al rock-blues inglese. Questo “Sweet Warrior” non fa eccezione, è bello come gli altri, ma non contiene musica di consumo e quindi va centellinato con gusto come se fosse un buon bicchiere di vino rosso. Solo così potrete assaporare i continui passaggi ritmici e cambi di umore di questo straordinario musicista, in grado di regalare sia ballate sofferte, da brividi, che dei rock and roll ironici e scanzonati. Si parte subito alla grande con “Needle And Thread”, una rock ballad sostenuta da continui richiami blues, quasi sullo stesso piano “I’ll Never Give It Up” tambureggiante e determinata, con il basso elettrico in primo piano. “Take Care The Road You Choose” e “Poppy-Red” sono delle slow ballad molto ben studiate ed intriganti, da ascoltare con dedizione, l’esatto contrario di “Mr. Stupid” e di “Bad Monkey” brani di intrattenimento, divertente ed allegri, che mostrano per intero l’aspetto non convenzionale e ribelle di Mr. Thompson, in possesso di un talento tale da infischiarsene del vuoto delle formule. “Dad’s Gonna Kill Me” è un blues acustico, inquieto e nervoso, con un crescendo finale carico di tensione e molto drammatico come d’altra parte richiedeva l’argomento trattato. Con “Francesca” si approda ad un arrangiamento piacevolmente reggato, mentre su “Too Late To Come Fishing” e “She Sang Angels To Rest” ritroviamo intatto il fascino di quelle deliziose ed incantevoli ballate che sono da sempre il fiore all’occhiello di Richard Thompson. “Johnny’s Far Away” ha la struttura armonica e il refrain di un traditional di folk music, arrangiato però a dovere in chiave moderna, “Guns Are The Tongues” invece è una ballata amara, che fluisce fra arpeggi acustici appena accennati che fanno da contorno ad un canto malinconico e triste. L’album, che diventa più bello ad ogni ascolto, si conclude con un’altra perla che si intitola “Sunset Song”, che ritrae il lato più notturno, più intimo dell’autore. Album caldamente consigliato a quanti vogliano ancora nutrire il loro cuore di emozioni vere.
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13/06/2007 -
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