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Povero hip-hop, quando uno dei massimi esponenti del genere, Sua Maestà Snoop Dogg, arriva a licenziare un album come questo, il suo sesto, e la critica, con rare eccezioni, riesce addirittura a parlarne bene. Povero hip-hop, in primo luogo perché, su quasi 80 minuti di CD, qui il “tempo effettivo” in cui Snoop rappa si può calcolare (con tecniche di tipo “calcistico”) sì e no intorno al 20-25 per cento: il resto ha poco a che fare con l’hip-hop, e molto invece con l’R’n’B più biecamente da classifica, alla Sisqo per intenderci. Nonostante Snoop sia ormai, come del resto si evince dal titolo, padrone di sè stesso (dopo essere stato uno stipendiato della Death Row prima e della No Limit poi), e benchè l’autodefinito “Top Dogg” abbia chiamato in suo ausilio produttori di prima fascia quali The Neptunes e Hi-Tek, “Paid The Cost”, dopo il promettente inizio di “The Boss Would Like To See You”, slitta presto nella pallida imitazione dei Parliament di “Flashlight” di “Stoplight”, subito seguita dal forse peggior singolo di Snoop di sempre, “From Tha Chuuuch To Tha Palace”. Da qui e fino alla fine è terreno fertile per pur bravi cantanti R’n’B come LaToiya Willaims, Pharrell e lo storico gruppo dei ‘70s The Dramatics, ed è davvero un peccato, perché quella di Snoop Dogg resta una delle voci più caratteristiche (ed uniche) dell’universo hip-hop. Come dimostra nello scarno e skratchatissimo “The One and Only”, uno dei due episodi prodotti da Dj Premier di Gang Starr (uno che non delude mai), ove l’altro è “Batman and Robin”, niente di trascendentale ma comunque un gradevole divertissement. E come è rivelato in pieno in “Paper'd Up”, un libero remake di “Paid In Full” di Eric B & Rakim, dove (in mezzo a qualche cantatina R’n’B di troppo) Snoop riesce a non far affatto rimpiangere la strepitosa delivery originaria di un maestro del passato come Rakim. La classe di un tempo, insomma, non è affatto evaporata; il che ci fa sperare, un giorno, di poter ascoltare il rapper di Long Beach in un contesto più degno: diciamo sul tipo del “Lyricist Lounge” della Rawkus.----------- P.S. E non credete a quei critici di estrazione “rockettara” che hanno ben recensito “Paid The Cost”. Probabile che abbiano preso atto dei vari pareri dominanti e già pubblicati in giro senza ascoltare nemmeno una nota del disco…
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