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Si chiamano Taxi, vengono da Roma e vi fanno viaggiare lungo le cadenze infuocate di un rock and roll primordiale che strizza l’occhio al punk e che cattura l’ascolto, grazie ad un impatto immediato ed effervescente. Parafrasando il titolo dell’album i Taxi “zittiscono tutti” e fanno parlare soltanto le loro chitarre, dopo di che, pensateci bene anche voi, non c’è mica bisogno di altro! Ma veniamo pure al disco, quel “Yu Tolk Tu Mach” volutamente sgangherato e irrispettoso delle regole ortografiche della lingua anglosassone: il refrain di “Killer” è contagioso e forte, ti esplode fra le mani come un petardo da stadio lanciato da una curva inferocita, mentre “Glad To See You On The Ground” e “Dead Girl” sono delle punk ballad di certo più malleabili, ma altrettanto gustose; “Gloves” è il “punk and roll” molto dinamico e corale che precede “Hard Times”, un brano che possiede un groove interno davvero fantastico, un pezzo inedito, scritto da Cliven Jones degli Agony Bag che lo ha passato ai Taxi, gratificati da tanta considerazione e fiducia. Sull’altro lato, per chi voglia acquistare il disco su vinile, “The Vampire”, un brano che ha in dotazione una chiave ritmica superba, tale da far resuscitare i morti, e una versione molto elettrificata di “Qui Est In Qui Est Out”, la nota canzone di Serge Gainsbourg, qui recuperata per una cover impegnativa dalla quale però i Taxi escono bene. L’intro di “Out On The Street” ci richiama alla mente “Jumpin’ Jack Flash” dei Rolling Stones, ma poi il brano si sviluppa diversamente, sulle note di un punk rock cadenzato ed incalzante. “Load Point Fire” è una vera sorpresa, con quelle chitarre strofinate a dovere e quel basso ventrale che non manca di far sentire il suo apporto. “Who’s To Blame” è un brano di vero e proprio rock’n’ roll tinteggiato di punk, divertente, liberatorio e furente semplice nelle sue strutture armoniche, ma di grande effetto, così come l’intero album, che scaturisce energia da ogni singolo solco!!!
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