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Dopo il successo dell’e.p. “Conflitti e Sogni” ed una lunga serie di affollati live show, ecco che finalmente arriva il primo album ufficiale per La Menade, una sorta di collettivo metallico al femminile che viene da Roma e che risulta composto da Tatiana, chitarra e voce, da Tanya, alle tastiere, da Cristina, al basso e da Lucia alla batteria. Accanto all’innegabile forza di impatto di un approccio metallico, la band colloca un tessuto lirico e un impianto compositivo di tutto rispetto, mettendo in evidenza come certo rock duro non debba necessariamente coniugarsi con il niente. Il brano più significativo e forse il più conosciuto dell’intero album è senz’altro “Danza Nel Buio”, una metal ballad ispirata e drammatica, inserita nella colonna sonora di “Ho Voglia Di Te”, il film che vede come protagonisti Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, e che è il seguito di “Tre Metri Sopra Il Cielo”. “Incubo N 1” invece è un brano esclusivamente strumentale che prepara chi ascolta alle sferragliate metalliche proprie della band, una sorta di intro propedeutica a “Maledetta Me!”, il primo singolo estratto dall’album, una metal song dal ritmo serrato ed avvincente, scelta anche come nuovo video-clip, per la regia di Luis Prieto, lo stesso che ha girato il film. “Senza Far Rumore” e “Il Senso del Piacere” sono due brani ben cadenzati e possenti , dai quali trasuda tutto il vigore metallico de La Menade. “Riflesso” e “La Strada” sono invece delle rock ballad di buona fattura che contengono un discreto crescendo, mentre viene riservata a brani come “Appunti di un Demente”, “Il Nemico”, “Animavida” e “Mea Culpa, Me Absolvo” la rivelazione del nuovo volto sul piano compositivo del gruppo, fatto di canzoni introspettive e sofferte, tutte improntate ad un mind metal in stile Queensryche, molto pregnante di significati, che dimostra come e quanto le quattro Menadi siano maturate in questo ultimo periodo. “La Favola (im)Perfetta” e “Desideri Di Una Notte Senza Stelle” sono delle cavalcate metalliche altisonanti e potenzialmente eversive, che tirano fuori al tempo stesso sia porzioni di malessere esistenziale che le energie per combatterlo. Davvero impagabile poi il “guitar work” di “Melanconia”, con quelle atmosfere cariche di attesa, penetrate da “riff” chitarristici ultimativi e ficcanti. Una segnalazione particolare meritano le liriche dei brani, niente affatto banali, ricche di citazioni storiche o letterarie, per un gruppo che può essere indicato come esempio da seguire per tutta una nuova generazione metallica, che non si deve più perdere dietro ad espressioni vuote di virulenza sonora e di testi ad effetto. Da ascoltare a volume alto e con doverosa attenzione.
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