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Dopo l’uscita, due anni fa, di quel mezzo capolavoro, prodotto da Nigel Godrich, che risponde al nome di Chaos & Creation In The Backyard in molti speravano che fosse iniziato un nuovo corso nella lunga, controversa, ma sempre gloriosa carriera del baronetto Sir Paul McCartney. Invece, pare proprio che all’ex-beatle piaccia farsi del male e farne ai suoi fan. E’ da sempre un suo vizio quello di scadere in dischi banali, prodotti male, troppo pop o semplicemente non belli; e ciò avviene di solito quando decide di fare tutto da solo o si fa accompagnare da collaboratori non all’altezza della sua personalità. E allora non è un caso che le sue migliori opere, al contrario, siano uscite fuori, quando il musicista di Liverpool è venuto a confrontarsi con artisti del calibro di John Lennon, George Martin, Elvis Costello e, il già citato, Nigel Godrich.
Questo Memory Almost Full è invece un album dalla gestazione decisamente travagliata. Le registrazioni iniziarono poco dopo aver terminato il deludente Driving Rain con la produzione di David Khane (che torna in sala di regia anche stavolta) ma presto il progetto abortì, quando McCartney dopo aver incontrato Godrich decise di impegnarsi in un nuovo album. Dopo la pubblicazione di Chaos & Creation, Paul decide allora, forte di un nuovo contratto firmato con la Starbucks/Universal, di rimettere mano a quei nastri lasciati a metà (per il suo vizio di non voler mai lasciare dei brani non pubblicati, nonostante spesso in tanti gli consiglino di eliminare le canzoni non all’altezza della situazione) aggiungendo nuove parti strumentali e vocali e recuperando qualche scarto dell’ultimo album. Inutile dire che da queste premesse poco confortanti sia venuto fuori, come abbastanza prevedibile, un album piatto e quasi insulso. Gli arrangiamenti strizzano l’occhio alle mode del momento e a volte sono anche gradevoli, ma il problema di fondo sono proprio le composizioni e le melodie, che risultano essere tra le peggiori mai realizzate dal vecchio amico di Lennon. E quando le musiche sembrano regalare qualche segnale di risveglio o qualche lampo di esaltazione, ad affossare tutto ci pensa la pessima condizione vocale di McCartney. Ma in realtà la maggior parte dei brani sono insulsi ed irritanti (vedi i cori in “Feet In The Clouds”), assolutamente non validi e privi di qualsiasi spunto interessante. Il meglio viene dalle prime tracce, con i due singoli scelti per promuovere rispettivamente l’album in Europa (l’ukelele di “Dance Tonight”, che sarà accompagnato da un video firmato da Michel Gondry) e in America (la track quasi indie-rock “Ever Present Past”, decapitata da un ritornello demente) e dal brano più rock ed interessante di tutta la raccolta, cioè “Only Mama Knows”. Sinceramente troppo poco per chiunque, figuriamoci per un artista del calibro di Paul McCartney.
Se proprio si vuole trovare una scusante a questo scempio, allora forse va cercata nel momento difficile che “Macca” sta attraversando da circa un anno per via della dolorosa separazione con Heather Mills, e quindi è comprensibile e ipotizzabile che Paul abbia voluto dedicarsi alla sua amata musica per potersi distrarre lasciando da parte il perfezionismo o elevate pretese artistiche dando così alle stampe un lavoro incompleto e raffazzonato. Ma noi siamo qui per giudicare quello che ascoltiamo, e le giustificazioni rimangono fine a se stesse.
Dai Paul, la prossima volta andrà meglio!
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