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Sospeso tra un certo folk psichedelico e un saporito rock/pop di fine ’60/primi anni ’70, come a dire una gustosa altalena tra arpeggianti lirismi folk alla Nick Drake, e più corposi disegni acustici a tinte folk/pop dalle parti di Buffalo Springfield o dei primi Eagles, lo scorso primo maggio The Dreadful Yawns hanno pubblicato il loro nuovo lavoro Rest, il primo per la loro nuova etichetta Exit Stencil Recordings. Sin dal suo esordio intitolato Early, nel 2003 per la Undertow Music di Chicago la band di Cleveland non aveva nascosto il suo evidente debito per un certo tipo di scrittura che sposava certi stilemi della musica popolare nord americana (alla Neil Young primo periodo tanto per intenderci) con un gusto morbido per sonorità che fondevano la west coast con un misurato accento british. Il buon successo del primo lavoro portò i Dreadful Yawns a licenziare nel 2005 il secondo lavoro per la mitica etichetta Bomp!, intitolato semplicemente The Dreadful Yawns, spostando l’accento magari sulle gradazioni più psichedeliche della band. Anche in questo caso la buona riuscita rosicchiò un’ulteriore fetta di popolarità presso la stampa specializzata con accostamenti prestigiosi a band come Beachwood Sparks e nientemeno che i Byrds. Poi nei due anni seguenti il gruppo ha visto l’addio in pratica di quasi tutti i componenti originari, lasciando il solo leader e songwriter Ben Gmetro col compito di re-inventare da zero una formazione che già cominciava ad avere una sua identità. L’uscita di Rest chiude questo lungo lavoro di ricostruzione di una sonorità dai precisi ed evidenti rimandi, e il risultato è già godibile nel pezzo d’attacco, una ariosissima You’ve Been Recorded, con chitarre acustiche in evidenza a cucire un tappeto morbido ma ben definito, suggellato in sottofondo da tocchi di elettrica alla “tambourine man”. Il cantato è molto sixties su una linea melodica curiosa e sveglia. Il groove si mantiene su buoni livelli anche nei successivi episodi con gli inserti di violino in Changing States e gli echi alla Simon & Garfunkel di When I Lost My Voice. In Candles il tono si abbassa un po’, con una ballata sin troppo lunga e un giro melodico ripetuto infinite volte che finisce col ripiegarsi su sé stesso mancando di mordente nonostante il crescendo del coro finale. Peccato veniale per la band messa su da Ben Gmetro (che annovera per la cronaca, Elisabeth kelly ai cori, keyboards, bells e percussioni; Chris Russo alla batteria e ai cori; Clayton Heuer alle tastiere e al violino; Eric Schulte alle chitarre e ai cori e lo stesso Gmetro, voce e chitarra) che prende le misure su Mountains, un interludio strumentale che può richiamare le cose più psichedeliche di Eels (altra band Indie che ha fatto scuola, evidentemente, negli anni ’90), e lancia la cover di Gram Parsons, November Nights, suonata molto west coast, molto Eagles con robusta chitarra slide. L’equilibrio tra folk psichedelico e pop si stende piuttosto efficace tra strofa e chorus di Due South, con sbocco finale su un tappeto di orchestra e chitarra in finger-picking. Mentre tra steel guitar e archi si apre una leggerissima We Go Up, che si evolve in un cantato a due voci sugli stessi due ostinati accordi. La vena country invece, è decisamente sul pentagramma di Being Used To You, con banjo e steel guitar a farla da padroni e un divertito riff di slide. La chiusura è per End Of Summer, in un crescente connubio tra folk e pop, con la steel guitar e i riverberi dosati a puntino a rendere i diversi piani della stesura musicale, in uno straniante finale di partita. Gram Parsons, al quale i nostri Yawns devono qualche debito artistico (a proposito: ma può una band scegliere come proprio nome qualcosa come “Terrificanti sbadigli”? Si!!!) parlava di “cosmic american music” per definire la sua ricetta di folk/pop/blues/country/western in salsa psichedelica. Ben Gmetro e la sua band sembrano muoversi agilmente dentro quel pizzico di follia americana che viaggia sotto braccio a racconti e suggestioni che sanno dell’infinito racconto della musica folk e pop, sempre a metà strada tra States e reflusso british. I Dreadful Yawns possono e devono ancora crescere ma la strada tracciata da questo Rest, pare già una buona strada.
http://www.exitstencilrecordings.com/
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