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Filippo Gambetta
Stria
2000
Felmay
di Marco Conigliani
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Il Folk Italiano, chi era costui? Provate a chiederlo a Filippo Gambetta, genovese, suonatore di organetto diatonico. Perché proprio a lui? Non sono in molti a poter rispondere sul folk del nostro paese. Con l’avvento massiccio del pop infatti, in Italia è andata persa la memoria storica musicale. Questo non è successo negli Stati Uniti, dove la musica delle tradizioni ha continuato ad esistere, influenzando anche le produzioni di più largo consumo. Chi si stupisce di sentire echi di blues e country in un disco d’oltreoceano? Lo stesso non si può dire per il folk nostrano, soffocato a partire dal dopoguerra dalle nuove tendenze anglosassoni. Filippo Gambetta, vent’anni, è figlio del chitarrista Beppe Gambetta, e Stria (“strega” in dialetto genovese, n.d.r.) è il suo esordio discografico. I suoi compagni di viaggio sono Mariana Carli al violoncello, Francesco Denini al violino e Claudio De Angeli alla chitarra. Si tratta di un album tutto strumentale, interamente acustico, che unisce composizioni di Gambetta a brani tradizionali. Movimentato, fresco, coinvolgente, ora divertente, ora più intimista. Sempre godibile, stupisce per la ricchezza e la maturità degli arrangiamenti che uniscono suoni mediterranei a influenze irlandesi, balcaniche e, inevitabilmente, soluzioni in chiave jazz. Un gran bel disco insomma, adatto anche a chi, come il sottoscritto, non sapeva di apprezzare il folk italiano.
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05/02/2002 -
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