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Nine Inch Nails
Year Zero
2007
Island
di Viola Pacifici
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Ogni volta che un estimatore “storico” dei NIN si appresta ad ascoltare un nuovo disco di Trent Reznor non può che tremare, abituato com’è dal mercato musicale ad un’ineluttabile verità: arriva sempre un giorno in cui anche i migliori cadono. Ebbene, cari fans del genio della Pennsylvania, tirate pure un sospiro di sollievo perché anche stavolta non rimarrete delusi. Concepito durante il lungo tour per promuovere "With Teeth" e registrato duratne le pause dello stesso, "Year Zero" è il geniale parto di una mente altrettanto brillante. In questo disco l’ormai totalmente riabilitato Reznor abbandona l’individualismo che permeava i suoi precedenti lavori. Sarà forse l’essersi disintossicato, o il sopraggiungere degli –anta, fatto sta che in questo album il mondo che Trent ci racconta non è più quello della sua tormentata interiorità, ma ci conduce in un viaggio attraverso il mondo esterno, quello vero, quello dei suoi Stati Uniti, ma non solo. Il “trip” non è meno allucinato di quelli cui i Nine Inch Nails ci hanno abituati in questi 18 anni. Il 2022 è l’anno - simbolo scelto da Trent Reznor, ma gli eventi di cui "Year Zero" parla sono già tremendamente attuali. La droga nell’acqua, lo scontro tra civiltà e religioni, il controllo esercitato sulle forme artistiche e la limitazione della libertà di espressione... Il disco è concepito come un concept album alla cui base c’è l’idea che basterebbe aprire un po’ gli occhi per scoprire che il panorama che ci troviamo di fronte non è poi così dissimile da quello prospettatoci sessant’anni fa da George Orwell nel suo “1984”, e questo è sottolineato dall’enorme importanza che il web, moderna incarnazione del Grande Fratello, ha avuto nella promozione e nella diffusione dell’album. In pochi hanno infatti dovuto attendere il 13 aprile per ascoltare i brani contenuti in "Year Zero", messi a disposizione on line addirittura dalla stessa band attraverso canali ufficiali come il sito e la pagina myspace dei NIN. Trent Reznor usa ed abusa della tecnologia anche nell’aspetto più strettamente legato alla musica. "Year Zero" è infatti un trionfo di elettronica, scritto interamente al computer, ed il risultato è l’aumento della sensazione di straniamento data dall’improvvisa presa di coscienza di vivere in un mondo disumano, disumanizzato e disumanizzante. Forte anche lo straniamento del fan abituato all’introversione (ed all’introspezione) dei testi reznoriani. Ma Mr. Self Destruct è cresciuto, ed il risultato di tale crescita non può che essere quello che questo "Year Zero" di fatto è: l’album più maturo dei Nine Inch Nails.
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12/05/2007 -
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