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Patrick Wolf
The Magic Position
2007
Polydor
di Andrea Belcastro
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L’enfant prodige londinese ci riprova; dopo le brillanti e a tratti rivoluzionarie prove di Lycanthropy (2003) e Wind In The Wires (2005) Patrick Wolf si ripresenta al grande pubblico con un disco maturo, raffinato e con un(a) guest d’eccezione. Questo nuovo lavoro ha la struttura tipica di un concept album, una “Overture” e un “Finale” incorniciano 13 composizioni di un pop-elettronico mai banale. E’ la prima spinta viene già dalle tre canzoni iniziali, la già citata apertura con un sostenuto ritmo di batteria e degli avvolgenti archi, la title track e “Accident & Emergency” (primo singolo estratto) che strizzano l’occhio al glam di Bowie (nel caso della prima anche a qualche pezzo di Low) e Marc Almond. I quali probabilmente sono due delle influenze maggiori su questo talentuoso ragazzo, diviso sin dall’infanzia (e questo si riflette nelle sue opere) tra la sua educazione classica e la passione per l’elettronica ed i computer. Dopo la ripassata new-wave di “The Blue Bell”, c’è spazio per “Magpie” che rimanda fortemente ai Roxy Music degli esordi con il pianoforte a dipingere uno scenario intimo e malinconico e un supporto vocale eccezionale, come anticipato in presentazione, da parte della divina Marianne Faithfull che in questo caso propone una intepretazione toccante ed a tratti oscura. “Augustine” e “Get Lost” invece rappresentano, nella loro veste acustico-pianistica ed elettronica, il lato più pop da una parte struggente dall’altro divertito e divertente. La sognante “Enchanted” ci trasporta dolcemente verso la conclusione dell’album, con un delicato lavoro di contrabbasso che immediatamente riporta alla mente Solid Air di John Martyn, e cioè alla più sperimentale “The Stars”. Se qualche difetto va trovato, allora è bene indirizzarsi magari verso la presenza di qualche riempitivo di troppo o forse verso la mancanza di un vero picco, di una canzone capace di trascinare in vetta alle classifche questo album (semprechè si possa trattare di un difetto). Ma in realtà non c’è consiglio migliore che ascoltarlo, e lasciarsi avvolgere dalle complesse (a volte geniali) melodie del signor Wolf, in attesa di una nuova “Overture”.
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07/05/2007 -
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