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Arctic Monkeys
Favourite Worst Nightmare
2007
Domino
di Andrea Belcastro
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Dopo il fulmineo successo, secondo la leggenda dovuto ai poteri di Myspace, la band inglese capitanata da Alex Turner ci riprova con questo "Favourite Worst Nightmare". Se con il precedente capitolo della loro giovane carriera (“Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not”) erano stati scomodati nomi illustri come Clash, Smiths e Stooges, in realtà i giudizi non furono unanimi e in molti pendevano verso la insufficienza.
Ora ad un anno di distanza la situazione non sembra essere cambiata del tutto; l’album parte subito “forte” con il nuovo singolo Brainstorm e Teddy Picker, due brani estremamente energici e tirati ma tirate le prime somme anche abbastanza banali e dentro le righe. Ed in realtà questa potrebbe essere anche la sintesi del resto di questo nuovo disco. I quattro di Sheffield insistono ormai su un collaudato percorso fatto di riff e piccole variazioni ritmiche, finendo comunque per somigliare in maniera un po’ imbarazzante ai loro colleghi newyorkesi, gli Strokes; in poche parole gli Arctic Monkeys sono partiti come gruppo indie-rock e citazionistico della migliore new-wave e non fanno molto per distaccarsi da questa etichetta. Il che probabilmente non sarebbe neanche una cosa negativa tout-court, se non fosse però che la maggior parte delle canzoni soffrino di una certa piattezza melodica ed interpretativa...
Finite le critiche anche negative (doverose, essendo questo un gruppo sotto i riflettori del momento) è anche giusto segnalare quel che di buono questo album ci riserva, cioè una parte centrale con diversi brani di livello più che buono. Stiamo parlando precisamente di Balaclava (con echi addirittura da primo heavy metal), della clashiana Flourescent Adolescent e delle spigliate ed intelligentemente rock This House Is A Circus e If You There, Beware quest’ultima strutturata quasi come una breve suite, un po’ (prendendo le necessarie distanze) come sapevano fare i King Crimson di Fripp. E che quindi è capace di regalare almeno un sorriso ai più navigati fruitori di rock. Come già detto ampiamente in precedenza, invece, il resto dei brani non sembra essere all’altezza nonostante la ballata Only Ones Who Know che perlomeno grazie ad un arrangiamento “nuovo” riesce a spezzare l’atmosfera un po’ ripetitiva (alla lunga) dei numerosi riffs.
In definitiva, non siamo davanti ad un capolavoro e questo probabilmente viste le premesse era anche prevedibile; però la sufficienza è raggiunta grazie ad una manciata di brani molto gradevoli e ballabili, che sicuramente faranno la felicità dei fan più giovani e per chi probabilmente non ha pretese troppo elevate da un disco di questo genere. E’ necessario però che gli Arctic Monkeys in futuro diano una sterzata alla loro carriera, cercando di proporre un sound nuovo perché potrebbe rischiare di finire nel dimenticatoio nonostante dimostrino di avere delle qualità. Anche perché probabilmente non sarebbero mai giunti al successo (con MySpace ed Internet o con altro) se fosse stato altrimenti.
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30/04/2007 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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