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Ricordiamo tutti gli Ulan Bator, il trio francese post punk e sperimentale che si era imposto all’attenzione di tutti quattordici anni fa, grazie a quelle creazioni musicali davvero originali provenienti dallo studio di registrazione de “La Guillotine”, costruito all’interno di una grotta di tufo nei dintorni di Parigi. Pubblicazioni come “Polaire” (che raccoglie i primi due dischi) e “Végétale” sono da considerare come album pionieri di tutto il movimento indie rock che da lì a poco cominciò a diffondersi in tutta Europa. Loro, Amaury Cambuzat, Olivier Manchion e Franck Lantignac hanno vissuto fra il 1993 e il 1998 una stagione davvero intensa e prolifica, hanno collaborato con i C.S.I. e con i Mogwai, hanno mescolato con un gusto straniato e folle, rock industriale ed elettronica, free jazz e noise d’avanguardia, influenzati come erano dal Kraut Rock di gruppi come i Neu, i Can o i Faust, con i quali ancora adesso collaborano. Il disco che vi presentiamo adesso ha il merito di recuperare tutto quel materiale raro, ma davvero interessante, rimasto inedito, e infatti questo “Ulaan Bataar” reca il sottotitolo di “A Collection Of Unrealeased Recordings”. L’album si compone di 21 tracce, alcuni brani sono dal vivo, altri invece sono dei “demo” registrati in studio. Sorprende in positivo la qualità di composizioni come “Pèse-Nerfs”, “Céphalopode” e “Katatonia”, tutti brani strumentali, dalla struttura armonica geniale folle, con un impatto molto forte su chi ascolta. Quando poi gli Ulan Bator inseriscono una forma espressiva vicina a quello che comunemente definiamo “canto” - è il caso di “La Guillotine” o di “Brille” - allora la sezione vocale appare sorda e distante, volutamente coperta da un diluvio di dissonanze. Un disco che non prevede un ascolto distratto, ma che andrà a confluire con assoluta facilità nelle menti di chi vuole dalla musica qualcosa di diverso da un “già sentito”, morbido, elegante ed inutile. Vi consigliamo, su tutto, la bellissima “Automne”, un “demo” del 1997. Ce ne fossero, di gruppi così, perché i “Guerrieri Rossi” francesi non hanno ancora finito di stupirci!
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