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Finalmente un album per niente banale, un disco che mira diritto al bersaglio grosso, un cd carico di un Hard Rock acido e fulminante come i dischi dei Primal Scream, per un gruppo come gli RTX di Jennifer Herrema, capaci ancora di dare voce al deserto, alle spine dei suoi cactus, grazie ad un rock and roll sporco, sudato e pieno di polvere, che si porta dentro la stessa atmosfera di un vecchio film western interpretato da John Wayne! Dopo l’esordio del 2004 con “Transmaniacon”, questo “Western Xterminator” è il secondo album per gli RTX, nati da una costola dei Royal Trux, e guidati da una fantastica Jennifer Herrema, scellerata e selvaggia, nichilista e potente al punto da ricordare - ora più che mai - la compianta Wendy O’Williams, vocalist dei Plasmatics, la sola in grado di orientarsi a queste latitudini musicali. “Western Xterminator”, la title track, apre il disco come meglio non si potrebbe, una sorta di intro acustica disperata e tambureggiante, una ballata che mette in risalto le eccellenti doti interpretative di Jennifer, folle e straniata come la ricordavamo anni fa con i Royal Trux, ma anche più matura sul piano compositivo. Si prosegue con brani come ”Balls To Pass”, “Black Bananas”, “Dude Love” e “Last Ride”, in pratica dei rock and roll molto diretti, sparati in viso, acidi e corrosivi quanto basta, in perfetto stile anni Settanta, con tanto di riff chitarristici che si rincorrono all’infinito. “Wo-Wo Din” è un pezzo incredibile, blasfemo e potente quasi quanto un pezzo dei memorabili Plasmatics! Su “Money Will Roll Right In” Jennifer è libera, sguaiata e sensuale come deve essere una ragazza dello “street rock”, mentre “Knightmare & Mane” è un brano struggente, dove la voce di Jennifer lacera il buio, un pò Janis Joplin, un pò Courtney Love, un pò nessuna delle due, solo la disperazione sincera di una giovane donna americana “contro” e che si affida al rock and roll per cercare qualche certezza, che sia però sincera, pulita e inaffondabile! ”Restoration Sleep” e ”Rat Will Kill” sono dei pezzi formidabili, un attacco frontale al nemico, identificato nell’omologazione e nella noia, nel “dover essere” in un certo modo. Quando la voce di Jennifer, che emerge a fatica attraverso lo sferragliare delle chitarre, dialoga con le nostre viscere e colpisce in pieno i nostri sensi malati, allora ci rendiamo conto che questo genere di “back to basics” è l’unico suono degno di essere propagato, ora e per sempre. Very Plasmatics!
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