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La storia di Terry Callier è comune a quella di tanti grandi artisti che, avendo intrapreso sin dall'inizio della propria carriera una strada non convenzionale e lontana dalle lusinghe delle classifiche, si trovano poi a pagare a carissimo prezzo la propria scelta, stentando addirittura a trovare un contratto discografico (attualmente l'artista non ha un contatto in America). Callier è un "Chicagoan", e come molti dei suoi concittadini ha la musica blues e folk nel sangue. Esordisce negli anni 60 con «The new folk sound of Terry Callier», lavoro dal titolo quanto mai esplicativo e programmatico. Quantunque la sua musica sia di grandissima qualità, Callier stenta a trovare continuità nella propria produzione e pubblica i lavori successivi – «Occasional rain» e «What color is love» – soltanto negli anni 70. In seguito l'artista attraversa una crisi lunghissima, durante la quale smette addirittura di suonare professionalmente, dedicandosi alla programmazione di computer. Soltanto nel 1996 la Verve gli offre la possibilità di incidere un nuovo disco, e così esce «Timepeace», al quale faranno seguito un disco in studio, un live strepitoso e, infine, «Speak your peace», pubblicato dalla piccola etichetta inglese Mr. Bongo, la stessa che ha pubblicato il "live" del 2001. (E così Callier si aggiunge alla folta schiera di artisti americani – non soltanto musicisti: si pensi a Woody Allen – apprezzati in Europa ed emarginati oltreoceano). Diciamo subito che «Speake your peace» è un bel disco, non un gran disco. Mancano, rispetto al "live", l'immediatezza e la genuinità delle interpretazioni (circostanza tutto sommato accettabile, se si paragona un disco in studio a uno dal vivo), la qualità delle melodie – mai comunque banali – che avevano caratterizzato il lavoro precedente, nonché una certa ruvidezza del suono, qui a tratti troppo patinato. Resta in ogni caso la ricerca, da parte di Callier, di un suono originale (quantunque, come detto, troppo "pulito"), frutto dell'impasto di influenze jazz (l'artista ha dichiarato che una delle sue principali fonti di ispirazione musicale è stata, fin dagli inizi, John Coltrane), folk e soul, che danno vita a un risultato molto caratteristico e riconoscibile. Non mancano in ogni caso le grandi canzoni. Spicca, su tutte, la strepitosa «Brother to brother», interpretata in un memorabile duetto con Paul Weller. Una canzone acustica, con un piano Fender Rhodes commovente, che resta dentro al primo ascolto e lascai il segno per molto tempo. Bella anche "Sierra Leone", di chiara matrice jazzistica, e la cover di "Caravan of love" degli Isley Brothers. E su tutto, la grande voce di Callier: profonda, pastosa, emozionante. Prima di comprare questo disco, ascoltate comunque il "live", che vi servirà da approccio a «Speak your peace».
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