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+/- (Plus/Minus)
Let’s Build A Fire
2007
Absolutely Kosher
di Mauro D'Alonzo
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Il vezzo di appioppare etichette a presa rapida è molto diffuso nella critica musicale e pure i +/- sono rimasti impelagati nella trappola delle facili catalogazioni. Nel caso della band di New York, il filone al quale sono costantemente ricondotti è rappresentato dall’elettronica e per molti il loro timbro prevalente è quello che fuoriesce dai sintetizzatori. Ascoltando attentamente “Let’s Build A Fire”, però, lascia un po’ perplessi la tesi secondo cui la forza del trio si esprime soprattutto nei suoni ricavati dal computer. Troppo vivace e poliedrico è il talento di James Baluyut per poter iscrivere il suo stile ad un’unica cifra. Le sue composizioni sono così fertili e stimolanti da possedere un raggio d’azione che va ben al di là di un solo genere. In “Let’s Build A Fire”, peraltro, l’elettronica tarda ad arrivare. Bisogna attendere il giro di boa del secondo brano per assistere ad un’autentica irruzione di note campionate. La traccia di apertura, che dà anche il titolo all’album, è una splendida summa del progetto dei +/-: attacco gracchiante, che sembra prodotto da un grammofono singhiozzante, atmosfere anni ’40, voce assomigliante ad un sibilo trasmesso da una vecchia radio e, improvvisamente, il pezzo si trasforma in una sorta di marcia martellante manco i +/- fossero inseguiti dai Tete De Bois. In “Let’s Build A Fire” lo svolgimento del tema non è mai lineare e nell’arco di un brano tutti gli strumenti hanno modo di far capolino irrompendo fragorosamente. Esemplare è l’accavallamento di “The Important Thing Is To Love”: l’inizio è sussurrato e fa pensare ad una recita intimista, ma di lì a poco la batteria, il piano e gli archi fanno rapidamente salire la febbre. Certo i +/- sono figli degli anni ’90 e a più riprese non è difficile intravedere un debito di riconoscenza verso i Radiohead: il fraseggio voce-chitarra di “Fadeout” rimanda agli splendori di “Hail To The Thief” e lo stesso paragone si può fare saggiando la struttura di “Ignoring All The Detours”, tappeto di voci steso su un mosaico melodico traviato, sul finale, da una furiosa schitarrata. Le sorprese non si chiudono qui: in “Summer Dress 2 (Iodine)” dominano i tasti bianchi e neri, che calamitano un incastro di cori cui altresì si affida efficacemente “This Is All (I Have Left)”. E la digressione country di “Profession” prenderà in contropiede chi non si aspettava una mossa del genere da dei personaggi certamente non cresciuti dalle parti di Nashville. A parte qualche flessione nell’ultimo tratto, “Let’s Build A Fire” ha tante frecce al suo arco e la sua fresca versatilità è in grado di intercettare svariati gusti. Ce n’è abbastanza per gli amanti dell’underground fiorito all’ombra della Grande Mela, alcuni controcanti sono alla portata dei seguaci del pop ricco di innesti vocali e non dovrebbero rimanere delusi i discepoli del rock anfetaminico. Giunti al terzo disco, i +/- meriterebbero una ribalta migliore e, se solo una radio blasonata li ospitasse, la loro discreta orecchiabilità non resterebbe a bocca asciutta. Per il momento, la fortuna di conoscere il loro sound è riservata a pochi. Un sound complesso e frastagliato, potente e affilato pur non rinunciando ad ampi sprazzi armonici. Si fa presto a dire elettronica!
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20/03/2007 -
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