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fish of ApriL
Violet Pharmacy
2007
Seahorse Recordings
di Stefano De Stefano
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Alessio Pinto è un giovane giornalista, uno scrittore ma soprattutto un cantante e un incallito scommettitore. I cavalli e le corse sono la sua passione, una mania tanto ossessiva da fargli trovare ispirazione per il proprio debutto discografico. Un concept album che esce per la Seahorse Recordings di Paolo Messere, mente dei Blessed Child Opera e factotum sempre pronto a scommettere su un post rock che spesso si colora di tinte dark. “Violet Pharmacy” contiene canzoni che richiamano sonorità oblique, suggestioni post rock e giochetti elettronici che danno una certa identità al suono e all’impianto generale del disco. Nonostante l’imminente tour con una vera band on the road, l‘album è stato suonato e registrato interamente da Paolo Messere, per cui il dubbio era quello di ritrovarsi davanti un surrogato dei suoi Blessed. Invece fish oh ApriL sembra vivere di vita propria, come un Nick Cave che decide d’un tratto di incupirsi nei meandri di un rock torbido e teso. L’apertura del disco, con gli annunciati “cavalli alle gabbie di partenza”, è affidata all’essenziale “Distant Way”, con tanto batteria moderatamente in levare che dà un senso di movimento: la voce che si abbassa sempre più sulle tonalità gravi delle quattro corde fa il resto. “Extraordinaire” pare essere il primo singolo, con l’ingresso di una leggera elettronica e le chitarre sempre più cupe a ricamare paesaggi desolati e malinconicamente straniati. Con “Desert Quiet” si va inizialmente verso territori quasi swing ma è un’impressione che dura giusto trenta secondi: dopo sembra quasi di ascoltare una base dei Depeche Mode, con ritmo, elettronica, melodia e voci profonde che centrano il bersaglio. E dopo la potenza sonora di “Namid Grey” e l’accessibilità armonica di “Electrocutionist” c’è tempo anche per “Balabiot”, un pezzo che, in perfetta linea da concept album, riprende il tema dell’iniziale “Distant Way”, come a chiudere il cerchio. “Violet Pharmacy” è un disco di sensibilità post rock, di colori dark che mostrano una certa confidenza anche con l’elettronica moderata. Un disco di canzoni, che rivela un progetto già con le idee chiare, seppur in certi momenti sembri ritornare su se stesso e accusare qualche momento di stanca. Da provare.
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07/03/2007 -
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