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Dodici anni dopo il proprio debutto – quell’Illmatic del ’94 che in molti ritengono uno dei migliori dischi della storia Hip Hop – Nasir Jones, rapper di Queensbridge (New York), dà alle stampe il suo ennesimo album, Hip Hop Is Dead, il primo per la Def Jam dell’ex-nemico giurato Jay-Z. Nas è da molti anni uno dei punti di riferimento dell’Hip Hop mondiale sia per l’ottimo livello delle sue liriche che per il suo caratteristico flow, particolarità che gli sono valse più di una volta la definizione di “new Rakim”. E’ inoltre ormai uno dei “senatori” della scena ed è più che normale che ogni sua uscita discografica rappresenti una specie di evento. Dal ’94 la carriera di Nas è sempre stata condizionata dall’incredibile livello raggiunto con il primo disco e dagli sforzi fatti per replicare quella magica alchimia di suoni e rap che lo contraddistinguevano. Hip Hop Is Dead è una specie di concept album dove Nas volge uno sguardo nostalgico all’era d’oro dell’Hip Hop, rimpiangendola ed auspicandone una specie di ritorno; è evidente come il titolo del disco sia provocatorio nel suo “bollare” come “morto” l’Hip Hop che spopola oggi nelle classifiche e che si allontana sempre più da quello che Nas ritiene essere la vera essenza della musica nata nel South Bronx: Carry On Tradition, Where Are They Now, Who Killed It? e Hip Hop Is Dead sono titoli che la dicono lunga sul pensiero di Nas a riguardo e sul messaggio, chiarissimo, che vuole mandare alla scena tutta. Hip Hop Is Dead aspirerebbe programmaticamente a caricarsi sulle spalle le sorti dell’intero Hip Hop per ricondurlo all’antico splendore…non esattamente una passeggiata! Al microfono Nas è in splendida forma come sempre - fantastico nella title track e ad alto livello in tutto il disco tranne forse in Who Killed It? dove imita la parlata tipica dei detective hollywoodiani degli anni ’30 e risulta, francamente, un po’ ridicolo. Buone le ospitate di Jay-Z, The Game, Snoop Dogg e della moglie Kelis. Il desiderio di variare il più possibile il contenuto musicale dell’album ha spinto Nas a servirsi di molti produttori diversi tra loro come L.E.S., Scott Storch, will.i.am, Kanye West, Dr. Dre, Stargate, Mark Batson, Chris Webber ed altri che fanno un buon lavoro ma finiscono per far suonare Hip Hop Is Dead come un disco abbastanza “slegato” e discontinuo; sia chiaro che si tratta di una buona uscita discografica ma, dal titolo e dai contenuti, è evidente come Nas desiderasse che fosse un evento ed un punto di svolta per l’intero genere: non lo è e, come spesso per le sue uscite passate, rimane ad un livello buono ma solo a tratti eccellente. Si segnalano in particolare Hip Hop Is Dead, probabilmente il pezzo migliore - incredibile will.i.am che va a pescare i sample addirittura da In-A-Gadda-Da-Vida degli Iron Butterfly (1968)! -, Hold Down The Block, Not Going Back, Still Dreaming e Can’t Forget About You. Spiace poi che un mostro sacro come Dr.Dre fornisca per Hustlers una base non all’altezza della sua fama e delle sue produzioni dell’ultima annata: era lecito aspettarsi qualcosa di più…peccato! Insomma, lo spettro di Illmatic ci costringe, di nuovo, a rimanere un po’ con l’amaro in bocca nonostante ci troviamo di fronte ad uno dei migliori mcs di sempre e ad un buon disco: buono ma non un capolavoro come il titolo e le intenzioni di Nas potevano farci sperare.
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