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Sunset Rubdown
Shut Up I Am Dreaming
2006
Absolutely Kosher
di Andrea Bagnasco
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Proporre tracce più lunghe dei 5 (o addirittura dei 6 e dei 7) minuti è molto rischioso. Soprattutto per una band nata da poco e lontana dalle grandi vetrine e dall’affermazione indiscussa. Ma i Sunset Rubdown, in ben 4 delle 10 canzoni del loro secondo album, intitolato “Shut Up I Am Dreaming”, sono andati oltre tali soglie. Già da questo particolare si può intuire il coraggio che contraddistingue questa band di Montreal, nata originariamente (nel 2004) come progetto solistico di Spencer Krug, già leader dei Wolf Parade di “Apologies To The Queen Mary”, ed ora ufficialmente quartetto composto da tastiere, chitarra, batteria ed effetti vari. Lo stesso coraggio si può trovare poi, oltre che nella durata delle canzoni, anche nei contenuti di questo loro secondo lavoro in studio: in “Shut Up I Am Dreaming”, infatti, c’è una grandissima varietà di registri e di atmosfere. Si parte con il quasi ossessivo inseguimento fra i riff di tastiere e di chitarra di “Stadiums And Shrines II”, per poi passare attraverso i ritmi da canzone popolare di “They Took A Vote And Said No”, alle atmosfere ovattate di “Us Ones In Between”, al crescendo quasi in stile “Heroin” dei Velvet undergorund di “The Empty Threats Of Little Lord” fino all’introduzione classicheggiante di “Swimming”. Assolutamente non è facile trovare in “Shut Up I Am Dreaming” un pezzo che non abbia una propria identità ben definita. Ma allo stesso tempo, ed è questo il suo maggiore pregio, non si può dire che l’intero album non mantenga una coerenza notevole, guidato nel suo vagare fra stili e toni differenti dalle tastiere e dalla voce strascicata ma intensa di Krug. Il risultato è un lavoro assolutamente originale, di ottima qualità, il cui unico difetto è forse quello di non essere troppo “immediato”: al primo ascolto (ma in realtà anche ai primi 3 o 4) non si riescono a cogliere molte delle sue sfumature anche a causa della forse eccessiva lunghezza di alcuni pezzi che fa talvolta perdere un po’ il filo. Ma vale assolutamente la pena di riascoltarlo per intero ripetutamente. Sono davvero molte le sorprese che riserva.
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06/03/2007 -
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