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Su “Skull Ring”, l’ultimo album solista di Iggy Pop, i fratelli Asheton avevano suonato su quattro canzoni per poi far rivivere, ma solo nella dimensione live, il mito degli Stooges. Adesso a ben trentacinque anni di distanza da “Raw Power”, e grazie anche agli sforzi del compianto Art Collins, che ha fortemente voluto questa reunion, esce finalmente il nuovo album studio di Iggy And The Stooges, il più fenomenale esempio di garage rock e di proto punk che ad orecchio umano sia dato ascoltare! Sotto la guida e la produzione attenta di Steve Albini, già con i Nirvana a Seattle, Iggy Stooge, voce solista, Ron Asheton, chitarra elettrica, Mike Watt, ex Minutemen, al basso (è lui a sostituire Dave Alexander, morto per una overdose dopo essere tornato dal Vietnan) e Scott Asheton alla batteria, hanno messo insieme una serie di canzoni che non sfigurano di fronte a “The Stooges”, “Funhouse” e “Raw Power”, i tre album seminali che fino ad ora costituivano l’esiguo catalogo della band. Il nuovo disco si apre sulle note di “Trollin’”, un brano a dir poco esplosivo, un hard rock devastante e potente, che chiarisce subito quali siano le vere intenzioni degli Stooges. Sulla stessa linea composizioni come “ATM” e “Free And Freaky” entrambe improntate ad un rock and roll selvaggio e sfrenato, proprio come se fossimo tornati ai tempi delle prime “garage band”. E ancora, “Idea Of Fun”, un pezzo assolutamente fantastico, già inserito su “Telluric Chaos” (un “live” giapponese di difficile reperibilità sul mercato) un brano che si compone di un rock acido ed essenziale, che gira intorno ad un fantastico riff costruito da Ron Asheton e a liriche che tuonano “now is this season of war with no reason” per poi diventare aspre e taglienti con quel “my idea of fun is killing everyone”, una canzone al vetriolo, antimilitarista e sferzante! Su “Greedy Awful People”, una rock ballad ironica e ricca di ritmo, che individua nella crescente avidità uno dei mali peggiori della società americana contemporanea, e su “She Took My Money” torna a farsi sentire l’impronta di un rock and roll tipicamente sixties, quanto mai godibile e con marcate inflessioni psichedeliche. Soltanto su “You Can’t Have Friends”, una power ballad decisamente più melodica, e su “The Weirdness”, la title track, che non sembra neanche un brano concepito dagli Stooges, ma piuttosto un ritorno al periodo berlinese di Iggy, quando registrava canzoni e condivideva l’appartamento con Bowie, la band si concede qualche pausa, per poi però subito ripartire e spingere sull’acceleratore con “The End Of Christianity”, un rock and roll serrato, apocalittico e cupo, e soprattutto con “Mexican Guy”, un brano da ricordare, dove il rullare minaccioso della batteria di Scott “Rock Action” Asheton si mescola velenosamente al riff primordiale della chitarra di Ron Asheton, un qualcosa che non sentivamo da tempo, con i Dum Dum Boys (questo il nomignolo che Iggy aveva inventato per i fratelli Asheton) che tornano finalmente protagonisti! Un brano come “Passing Cloud” è l’occasione giusta per fare in modo che anche il sassofono di Steve MacKay, il quinto Stooges, torni ad avere lo spazio che merita, e certi suoi interventi solisti ricordano molto certe atmosfere proprie di “Funhouse”. Il disco si conclude alla grande con un “garage and roll” strepitoso come “I’m Fried”, un brano in cui Iggy sputa fuoco e fiamme sul concetto moderno di “società civile”, e mette a nudo tutto il suo disagio nel trovarsi a stretto contatto con certa umanità, triste, egoista e cattiva. Anche qui il sax di MacKay sembra proprio quello caldo e furente di “L.A. Blues” e il fatto non può che costituire una vera e propria delizia per le nostre orecchie! Fra un mese Iggy compirà sessanta anni, anche i fratelli Asheton viaggiano su quella cifra, ma l’energia che possiede questo nuovo album dei riformati Stooges è tale da allontanare qualsiasi sospetto sulla natura di questa reunion, anzi costituisce un detonatore ed un esempio per tutta la nuova scena del Rock and Roll!
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