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The Frames
The Cost
2006
Plateau Records
di Claudio Biffi
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Dublino e Irlanda sono le due parole chiave che caratterizzano la storia di una band sulla scena da quasi due decadi, con alle spalle 5 album in studio e alla cui guida sta saldamente un ragazzotto che all’età di 17 anni, si è arrangiato chiedendo in prestito i soldi per stamparsi le 50 copie di un cd, distribuito poi a familiari ed amici. Una copia però finiva nelle mani di Danny Cordell della Island Records che convinceva il fondatore dell’etichetta Chris Blackwell a prendere nella sua scuderia il giovane Glen Hansard, e da lì nascevano “The Frames”, nome che letteralmente significa “telaio” ed in questo caso relativo alle biciclette, in quanto l’hobby del giovane Hansard era proprio quello di riparare i telai delle bici degli amici. Il gruppo ad oggi include il chitarrista Rob Bochnik, il bassista Joseph Doyle, il violinista Colm Mac An Iomaire ed il batterista Johnny Boyle per l’occasione sostituito da Graham Hopkins ed è sostanzialmente diverso da quello che ha debuttato all’Irish Music Festival nel settembre del 1990, e che causa un impegno di Hansard nel film The Commitments di Alan Parker, ha prodotto il primo singolo “The Dancer” solamente nel 1992. Da lì sono passati dieci anni di alti e bassi in cui la band, orientata verso un piacevole folk rock, passava più per una band “americana”, che oltretutto esiste e porta lo stesso nome, sino alla vera svolta del 2005 con “Burn the maps”, un album con elementi di elettronica, punk, e una qualsivoglia similitudine alla band più famosa d’Irlanda gli U2. Con l’uscita del loro sesto album i Frames ritrovano le atmosfere tipiche della loro terra venate però da forti dosi di malinconia che li avvicinano in qualche modo ai Coldplay e ai Keane, ma in particolare spicca l’interpretazione vocale di Hansard e l’accompagnamento costante del violino di Mac An Iomare che completa le melodie articolate dei dieci brani contenuti in “The Cost”. E’ un disco di emozioni, di sensazioni forti e va sentito lontano dai clamori e dal caos per poterne apprezzare in pieno il valore. Tre dei brani provengono da precedenti produzioni, “Rise” dall’EP “The Roads Outgrown” del 2003, “Falling slowly” e la bellissima “When your mind’s made up” dall’album solista di Glen Hansard “The Swell Season” fatto lo scorso anno con la pianista Marketa Irglova ma che sono state completamente riarrangiate per “The Cost”. Brani come “The side you never get to see”, “Song for someone” e “True” hanno un ottima struttura musicale e danno l’idea che la band anche nelle esibizioni live possa esprimere qualcosa di buono, al contrario di molte finte promesse dell’ultima ora che si affacciano sui palchi solo dopo qualche singolo di successo esponendosi poi a figure meschine. Per finire una piccola menzione alla copertina che rappresenta delle foglie di quercia accompagnate da una iscrizione scritta a mano dallo stesso Hansard “Ni identitat permanent, ni idea de persona, ni d’esser vivant, ni d’un temps d’existencia” il tutto con una dedica enigmatica a un certo “Multi (the ghost)”. Ai posteri la sentenza!
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25/02/2007 -
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