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Norah Jones
Not Too Late
2007
Blue Note
di Enrico De Turris
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Chi non conosce il folk-jazz di Norah Jones e la sua Don’t Know Why, successo nell’inverno 2002? Ma forse non tutti sanno che questo è il terzo album: il secondo Lp è passato un po’ in sordina sui media. Eh già! Quando l’esordio è un successo commerciale nonché un ottimo lavoro, bisogna superare sè stessi (nel vero senso della parola) per essere ricordati ancora. Il campo in cui la nostra dolce cantante si cimenta è arduo assai! I generi in cui soavemente si destreggia, venandoli di pop, non sono certo i più smaliziati e facili da manipolare come vorrebbe farci credere: ed è così che il suo secondo album è stato apprezzato ma non ha fatto impazzire il pubblico come l’esordio. Questa purtroppo sarà la fine anche della sua terza fatica in cui si punta sempre sulla dolcezza, sui toni pacati e su quel senso di fastidioso buonismo che aleggia in tutte l’opera. Ma un conto è essere sognanti come nel 2002 ma con una certa verve emotiva, un altro è essere noiosi ricercando a tutti i costi la felice composizione alchemica dell’esordio. Per quanto le sue canzoni, in questo album scritte per la prima volta a quattro mani, siano sempre nel mood caldo del sud america, il risultato è però un disco uniforme e monotono nella sua pacatezza: è talmente privo di spunti e piatto che trovo difficile anche addormentarmici! Ciò non toglie il fatto che gli esegeti della cantante lo possano trovare un lavoro piacevole (perché in realtà così è! ... se usato come sottofondo) ma anch’essi concorderanno con la totale mancanza di pathos.
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24/02/2007 -
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