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Vengono da Londra, si chiamano Ladyfuzz, un trio davvero esplosivo e brillante che potremmo definire di musica pop d’avanguardia e che risulta composto da Liz Neumayr, la front girl di origine austriaca, da Matt Lord, alla chitarra solista e da Ben Esser, alla batteria. A dire il vero, il gruppo si è formato diversi anni fa, precisamente nel marzo del 2004, attraverso un annuncio pubblicato sul New Musical Express, è accompagnato da una buona fama per quel che riguarda i loro live shows, ma stranamente ci è voluto un bel po’ di tempo prima di arrivare finalmente alla formulazione definitiva di un album. E adesso che abbiamo fra le mani questo ci rendiamo conto del perché: Ladyfuzz vuole calcare le scene della musica pop in modo diverso, con brani tutti di alta caratura e con un approccio davvero singolare e brillante, che possa metterli a riparo dagli inevitabili confronti con Elastica, Yeah Yeah Yeahs e altre pop rock band guidati da una voce solista femminile. La musica che ascoltiamo è esplosiva, fantasiosa, vulcanica, non si mantiene mai troppo sullo stesso accordo, è una fuoruscita di energia volutamente caotica e disordinata, che possiede grandi potenzialità liberatorie e catartiche. E poi lei, Liz, è un personaggio davvero carismatico che riesce con garbo a disorientare il pubblico, ad interpretare brani un po’ folli in modo tale da farli risultare sempre estremamente godibili. Su “Hold Up” e su “Monster”, il primo singolo, si percepisce la stessa atmosfera e lo stesso timbro di gruppi appartenenti a certa dance wave americana dei primi anni Ottanta, mi riferisco ad un qualcosa a metà fra i B52’s di Kate Pierson e i Tom Tom Club di Tina Weymouth, nati da una costola dei Talking Heads. Brani come “There’s Women in Studio One” e “The Man With The Monochrome View” sono invece piacevolmente schizofrenici , ad un punto tale che la super bionda Liz Neumayr sembra Lydia Lunch! Su “Bouncy Ball”, un vero e proprio brano da “dancefloor”, i suoni ritornano ad essere spensierati e divertenti, mentre su “Staple Gun” e anche su “Something About A Dog” i Ladyfuzz ci offrono ancora un qualcosa di innovativo e di eclettico, una forma di pop sperimentale che mescola vocalizzi teutonici e pause inquietanti con delle esecuzioni in falsetto di grande effetto. Anche “Immer Diese Liebe”, il secondo singolo tratto dall’album, si rivela un brano da presa immediata, molto anni Ottanta, ma fresco ed intelligente, che non ti permette di restare fermo ad ascoltare, ma ti scuote dalla cima dei capelli alla punta dei piedi. Il disco è stato prodotto con una perfezione germanica, non c’è un suono fuori posto, seppure nel conclamato disordine, ed è un piacere scoprirlo di volta in volta ad ogni ascolto. Procuratevelo anche voi!
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