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Questo album d’esordio dei Montecristo ci conferma che un ritorno alle sonorità degli anni Settanta era nell’aria, e lo avevamo colto proprio durante alcune esibizioni live del giovane gruppo romano, chiamato ad aprire i concerti dei White Flag, degli Eagles Of Death Metal e Raveonettes. L’energia dei Montecristo è contagiosa e affonda le sue radici nella musica di grandi gruppi del passato come T. Rex, Heartbreakers e Generation X, ma le dodici composizioni sono tutte nuove ed originali, e rivelano inoltre una freschezza invidiabile. La band nasce dall’incontro fra Emiliano, front man carismatico, appena tornato da New York, e Valerio, valido batterista (parte integrante del progetto Ardecore) con Flai, chitarra elettrica, e Luca, al basso. Le loro esibizioni dal vivo ed il suono delle nuove canzoni piace molto a Tony James (ex Generation X, Sigue Sigue Sputnik e Sisters Of Mercy) che viene incaricato di produrre il disco e partecipa anche come chitarrista in fase di registrazione del disco. L’album nasce a Roma, vede come special guest anche Gianluca e Matilde De Rubertis degli Studiodavoli, ma poi viene masterizzato da Steve Fallone (The Strokes, Tv On the Radio) allo Sterling Sound Studio di NYC. “Cease & Desist”, “Shake Your Bones” e “You Ain’t No Piece Of Cake Girl” sono dei brani hard rock che sembrano essere passati attraverso un bagno rigenerante alla sorgente degli anni Settanta: la base ritmica è serrata e forte, mentre le chitarre elettriche sono sempre in primo piano. Si rivela piacevolmente sorprendente poi anche il riff di “Ready Steady Nothing“, uno dei pezzi migliori del disco, una canzone sapientemente bluesata che attecchisce subito. “Devil Do’s”, “I’m A Wheel” e “Sweet Revenge” sono invece improntate ad un rock and roll divertente ed irriverente, non privo di buoni spunti melodici, e trovano più di un riscontro nelle sonorità tipicamente glam dei T. Rex di Marc Bolan. Ma gran parte della venatura melodica dei Montecristo si riversa su brani come ”Mysteria” e soprattutto su “Part Time Loser”, una ballata acustica di tutto rispetto. Le note di “French Kill” sono micidiali, e risulta notevole anche il contributo ai cori di Yara e Simona delle Felt Ups. “1975” (un titolo molto Stooges) sembra inizialmente un blues acustico, ma poi però le cose si mettono in modo diverso: il brano prende velocità fino a decollare in un rock and roll sperticato, stradarolo e ribelle, degno dei primi New York Dolls!!! “Loader” infine è una “super ballad” molto intensa e vibrante che chiude dignitosamente un album di buona fattura, che ha di certo il merito di far riscoprire alle nuove generazioni il fascino di una musicalità che nasce dal rock e dal blues, e che è stata troppo in fretta messa da parte.
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