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Ricordiamo David Thomas come uno dei pionieri del punk rock targato U.S.A., prima con i Rocket From The Tombs, agli albori del movimento, e poi con i Pere Ubu, la band che lo ha fatto conoscere al mondo intero, il gruppo con il quale ha pubblicato album fantastici come “The Modern Dance”, “Dub Housing” e “The Art Of Walking”. Tanto tempo è passato da allora, è vero, ma non per David Thomas, che è rimasto integro, che non ha spostato una virgola del suo manifesto artistico e musicale, un punk d’avanguardia, corrosivo e letale, una musica “contro”, dura e difficile da digerire, un pugno nello stomaco delle tante banalità del mondo del Rock contemporaneo. “Questo album non contiene e bandisce qualsiasi forma di ironia”, sottolinea lo stesso Thomas nelle note di copertina del disco, ed in effetti è proprio così, a cominciare dal titolo, assolutamente lontano dal politically correct, così ultimativo, esplicativo ed univoco. “Two Girls” è una canzone schizzata e paranoica, che si muove fra proto punk e psichedelia, “Babylonian Warehouse” invece è un brano dall’atmosfera drammatica e cupa, mai quanto “Blue Velvet”, una composizione lunga, cadenzata e mortale, con quel lacerante “goodbye” ripetuto più volte in maniera ossessiva, con quel violino che taglia il cuore a fette ad ogni passaggio, un qualcosa di molto simile a “We will Fall” dei primi Stooges. Con “Caroleen” e “Flames Over Nebraska” si torna a respirare un po’, i brani assumono una accettabile e godibile chiave ritmica, la voce al vetriolo di David Thomas resta però come elemento di rottura, a ricordarci con chi abbiamo a che fare. “Love Song”, è mai possibile ancora? Un altro piccolo capolavoro, con quel suono ventrale del basso elettrico, con quella chitarra infida e penetrante, e lui David Thomas a recitare parole volutamente fredde e distanti, a raccontare di incontri già finiti, di un qualcosa che è già memoria, e l’impossibilità di comunicare veramente lascia il posto alle asprezze di chitarre recalcitranti, le cui corde vengono talvolta appena pizzicate, in altri momenti invece maltrattate e distorte. Brani come “Stolen Cadillac”, “Synth Farm” e “Texas Overture” chiudono poi l’album in un condensato di suoni rarefatti e sospesi, dove la malevolenza regna sovrana, dove sono azzerati sia i compromessi che le concessioni nei confronti di qualsiasi forma residua di armonia, dove è il sordo fragore che alla fine trionfa. Non salirà in vetta alle classifiche dei dischi, ma signori, è un gran bel disco, procuratevelo in fretta, non suonatelo in presenza di fidanzate, mogli o relazioni coniugabili al femminile. Non è mica Sting, loro non gradirebbero di sicuro, e neanche David Thomas, che le odia!!!
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