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Nuovi Orizzonti Artificiali
Quindiciditadispazio
2006
I.Presume/EMI
di Andrea Bagnasco
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Un buon album d’esordio in qualche modo deve colpire. E questo “Quindiciditadispazio” dei milanesi Nuovi Orizzonti Artificiali non si può dire che non colpisca. Sonorità energiche con influenze dance ed elettroniche da una parte, melodie orecchiabili e testi molto ricercati affidati a due voci dall’altra. Il risultato è un lavoro certamente in grado di sorprendere chi gli si accosti per la prima volta. Per accorgersene è sufficiente ascoltare le prime tre tracce. Dopo “Processo a Lugin” e “0.36” si è portati semplicemente a pensare: ecco dei Subsonica con in più una voce femminile. Oltretutto la voce del vocalist maschile, Paolo Soffiantini, ricorda e non da così lontano quella di Samuel. Ma poi subito le atmosfere cambiano, con la disperata e delicata “Lettera d’addio al mondo”. Per poi arrivare fino alla bellissima e malinconica “Artenoire”, a mio parere il pezzo migliore del disco insieme al singolo “Svelando Salomè”. Come in quasi tutti gli album, ovviamente, fra i momenti di maggiore ispirazione ci sono anche alcune pause e alcuni pezzi meno riusciti. E qualche perplessità suscita a tratti la pur molto bella voce della vocalist Emanuela Colli che, mentre in alcuni momenti riesce a valorizzare ed esaltare il lirismo dei testi sposandosi anche bene con la voce di Soffiantini, in altri non sembra riuscire ad adattarsi del tutto alla grande potenza di alcune sonorità. Ma si tratta comunque di imperfezioni che non intaccano il complessivo buon livello del lavoro. Due note conclusive: la prima la meritano certamente i testi. I Nuovi Orizzonti Artificiali conoscono bene la lingua italiana e non fanno nulla per nasconderlo, riuscendo a giocare e a divertirsi con essa, creando giochi di parole e divertissement mai fini a se stessi. Basti pensare alla già citata “0.36”, riflessione sull’incalzante scorrere del tempo e sulla ricerca di una propria dimensione in una società alienante: qui la disperazione e la confusione del protagonista è resa con un divertente “è lunedì? È martedì? E’ il 3 di apr-ugno o il 18 sett-osto? La mia mente non ricorda più”. Divertente ma allo stesso tempo in grado di stimolare una riflessione. La seconda è più un proposito che una nota. In tutti gli stacchi, in tutti gli interventi della batteria e della chitarra, in tutti i ritmi imposti dalle tastiere e dal sintetizzatore, in tutto questo si respira un’atmosfera live. Del resto l’album è figlio di diversi anni di lavoro e di concerti. Quindi prima o poi andrò a un loro concerto, convinto che dal vivo possano valorizzare ulteriormente i propri pregi.
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17/01/2007 -
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