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Da un’attenta ricerca e da un amoroso recupero di vecchie canzoni di Tom Waits sparse qua e là, chiuse in qualche cassetto, incomplete, quasi dimenticate e non inserite in nessun album, nasce questo “Orphans”, un titolo che spiega bene la natura di tutta l’operazione, quasi come se l’autore volesse restituire insieme dignità e giusto spessore artistico a delle sue creature rimaste “orfane”, a delle sue composizioni inspiegabilmente trascurate in passato. Il nuovo album di Tom Waits contiene canzoni per tutte le occasioni, resuscitate come tanti piccoli Lazzaro dal genio di Karl Derfler, tecnico del suono e produttore del disco. L’opera assume le dimensioni di un triplo cd che si divide in tre parti, ognuna delle quali con una propria caratteristica ed autonomia. Il primo disco, intitolato “Brawlers” (rissosi), contiene boogie woogie anomali come “Lie To Me”, blues arrabbiati come “Walk Away” e “Road To Peace”, e ballate disperate come “Bottom Of the World” e “Rains On Me”. Da segnalare anche una canzone come “The Return Of Jackie And Judy”, un rock and roll straniato e ribelle, scritto dai Ramones. Il secondo cd, intitolato “Bawlers” (urlatori) è composto invece da ballate tristi e solitarie, ma di sconfinata bellezza. Ascoltate “You Can Never Hold Back Spring” per esempio, oppure “World Keeps Turning” o anche “Little Man” e vi farete un’idea su quello che è l’universo poetico, malinconico, ma sempre lucido e consapevole di Tom Waits . Anche qui potrete ascoltare una canzone dei Ramones, si tratta di “Danny Says”, un brano insolito, cadenzato e lento, una vera rarità, delicata e toccante. Infine il terzo cd, “Bastards” (bastardi), ci consegna - accanto ad alcune rare incisioni - il lato sperimentale, insolito di Tom Waits che reinterpreta “What Keep Mankind Alive” di Bertolt Brecht e Kurt Weil, che recita “Nirvana” una poesia di Charles Bukowski, che esegue a cappella “Two Sisters”, un brano tradizionale, e che infine ci offre una sua personale interpretazione di “King Kong”, di Daniel Johnston. Insomma oltre tre ore di musica e un totale di 54 canzoni, a volte complicate ed irritanti, a volte melodiose e ballabili, comunque una più bella dell’altra, dove la voce di Tom Waits diventa protagonista assoluta, vero e proprio strumento, fucina di armonie disperate e struggenti, la Bibbia dei diseredati d’America, per un lavoro che è insieme libro e disco, momento di riflessione e di ascolto, che entrerà nel cuore di quanti vogliano disporsi nel modo giusto all’incontro.
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