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Gli El-ghor sono una band che spicca con decisione nell’ambito della scena campana: tanti live sulle spalle a partire dal 2004, esperienze al Six Days Sonic Madness e palchi condivisi con artisti già affermati come Paolo Benvegnù. Hanno un sound riconoscibilissimo, un modo di scrivere le canzoni che riporta al miglior indie rock obliquo sporcato dal post rock e dal noise. E poi lampi di genio, come quello di far rientrare un certo modo di essere francesi (in alcuni testi e in certe atmosfere molto evocative) in una propria estetica. Dada Danzè è tutto questo: dieci canzoni per cinquantadue minuti di batteria nervosa e contratta, chitarre pronte a ricamare con i loro arpeggi malinconici e alcuni strumenti come flauto, kalimba e glockenspiel a impreziosire il tutto. Il disco esce per la Seahorse Recordings, l’interessante etichetta della mente dei Blessed Child Opera, Paolo Messere (che nel disco ha pure suonato qualche chitarra e qualche sintetizzatore). L’album si amalgama perfettamente con le precedenti produzioni della Seahorse: un sound obliquo, malinconico e pensoso che tuttavia presenta un’identità ben definita. Dada Danzè è moderno e nostalgico allo stesso tempo, malato in certi momenti e arioso in altri, goliardico in alcuni pezzi e ripiegato su sé stesso in altri. “Rugiada” è una perfetta rock ballad, morbida e soffusa con quelle chitarre che si incastrano tra loro in un labirinto di dolcezza, mentre una voce lontana (quella di Luigi Cozzolino) sembra provenire da lontano per sussurrare un testo quasi surrealista. “Cane” è l’opening track e dichiara subito le intenzioni degli El-ghor: batteria che lavora molto, irrequieta e scattante, atmosfere ipnotiche e ossessive nelle chitarre e un gran lavoro fatto sulle voci che si intersecano tra loro come in un gioco di specchi. E nel finale chitarre acide e batteria danzereccia con la canonica cassa in quattro. “Dada Danzè”, testo in francese e atmosfera quasi sospesa fino all’esplosione spasmodica degli strumenti, continua il discorso precedentemente iniziato con “Cane”. “In Segreto Alla Patria” è un’altra ballata post noise che si arricchisce dei sintetizzatori e delle seriose trame delle chitarre, candidandosi assieme alla successiva “Sans Lumière” (groove che cammina spedito, testo in francese e atmosfere da presa della Bastiglia) come uno dei momenti più felici dell’intero disco. Nel mezzo di “Dada Danzè” c’è anche uno strumentale, preciso, geometrico e roccioso: “Algore”, che ricorda da vicino qualcosa dei Chomski, band torinese dell’etichetta Stoutmusic. “Sans Logique” è una superba ballata in francese, con un piano in gran spolvero e un flauto che definisce la classicità del pezzo, in possesso di una melodia decisamente efficace. Il disco si chiude con “Un’Altra Vita”, uno spaccato di noise, post rock e indie che, lasciato scemare lo sfogo delle chitarre, rivela dolci momenti che accarezzano con malinconia. Un finale degno per questo debutto, molto interessante perché sembra presentare qualcosa in più rispetto ai tanti gruppi di indie rock che cercano di affollare le scene odierne: ad ogni ascolto rivela particolari prima lasciati in ombra, esigendo un diverso modo di ascoltare il disco.
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