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Low Road è la prima parte di un doppio lavoro realizzato da Marty Anderson (già cantante dei Dilute e collaboratore di Kenseth Thibideau sotto la sigla Howard Hello), che per l'occasione - dopo numerose registrazioni a firma di Jacques Kopstein - sceglie di chiamarsi Okay. Originario di Fremont, California, Marty è un ragazzo dalle indiscutibili capacità creative in grado di comporre ed arrangiare un disco completamente da solo, complice (purtroppo) un disturbo cronico allo stomaco che lo costringe, quasi tutti i giorni, a rimanere chiuso nella casa-studio dei genitori, attaccato ad una flebo. Ma, a dire il vero, proprio solo non è, perchè a dargli una mano c'è anche il vecchio amico Jay Pellicci, ingegnere del suono che contribuisce alla riuscita di questo appassionante album di canzoncine indie-pop. Un miscuglio di tastiere, chitarre, batterie sintetizzate, brusii e strepiti di fondo dall'effetto malinconico ma stranamente elettrizzante come Holy War, sospesa tra leggerezze acustiche e sregolatezze rumoristiche, e Replace il cui attacco potrebbe ricordare, vagamente, qualcosa dei Velvet Underground & Nico. Un cd pieno di spunti e riferimenti (Neil Young, Mercury Rev, Daniel Johnston, The Decemberists e Pavement i primi che vengono in mente) che mostra sfrontatezza e genialità alla maniera di Beck e Dylan. Ad ogni modo siamo decisamente lontani da qualsiasi stretto accostamento stilistico-musicale, anche perché il Nostro è un personaggio dalla voce davvero singolare, quasi aliena. E nonostante le armonie vivaci e festose di Hoot e Devil, il dinamismo pop-rock di Now, l'attitudine post di Roman e il piglio dark-wave di We, le canzoni che saltano fuori da Low Road - contrariamente alle tematiche trattate - hanno un effetto dolce e poetico alla stregua di Oh e Bullseye, brani che struggono il cuore e lasciano un nodo in gola. Nell'attesa della parte seconda (High Road), non possiamo che ringraziare la RuminanCe che, su licenza Absolutely Kosher, sta distribuendo in Europa il debutto di Mr. Okay. Un disco da mettere sotto l'albero di natale e da ascoltare tutto di un fiato. E se non fosse già stato pubblicato nel 2005 negli Stati Uniti, sarebbe entrato senza dubbio nella mia top ten del 2006.
(per gentile concessione di www.musicletter.it)
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