|
Ci hanno provato in molti nel 2006. A partire dagli Arctic Monkeys che ci hanno incitato a “put on your dancing shoes”, passando per la Beth Ditto dei Gossip che si è ispirata a Gloria Gaynor e per i Rapture “super-funky” del secondo album, e via via chiudendo con le “Giddy Stratospheres” da discoteca studentesca dei Long Blondes, hanno tentato in molti, tra i giovani turchi della scena cosiddetta “indie”, a farci ballare – o se non altro a farci dimenare più del (nostro, che è scarso) consueto. Nessuno è però riuscito così bene nell’intento come le cinque ragazze + 1 (maschio, tal Adriano Cintra, polistrumentista e deus-ex-machina dell’intera faccenda) che compongono il combo brasiliano da Sao Paulo che va sotto il nome di CSS, acronimo che notoriamente sta per “Cansei de Ser Sexy” (stanchi di essere sexy). Questo loro album d’esordio per la rinata label SubPop è infatti dal primo all’ultimo minuto un irresistibile, naif e ben accetto invito alla danza e alla sfrenatezza - con liriche (anglofone) talmente azzardate che bisogna proprio non essere di madre lingua per trovare il coraggio di cantarle, a meno di non chiamarsi Madonna Louise Ciccone (pre-maternità) o Prince (pre-rimbambimento). E i CSS sono anche una band esotica e peculiare nel panorama attuale: se proprio bisogna, li si può mettere in parallelo ai B-52’s, il quartetto della Georgia che negli anni ’80 coniò una dance-music folle ed incongrua in ambito new wave, un’operazione in fondo non dissimile da quello che si sono inventati i CSS a beneficio dei kids dell’odierna scena neo-millenaria, con una ricetta a base di ritmi disco, tastierine trainanti e un’orgia di voci femminili da filmetto porno, e mantenendo – sempre e comunque - una ben salda e radicata attitudine “indie”. I pezzi forti sono già stranoti, dato che da mesi girano per l’etere e per le “discos” di tendenza alternativa: la superba fin dal titolo “Let’s Make Love And Listen To Death From Above”, quasi una nuova “Wordy Rappinghood” dei Tom Tom Club dal taglio più electro; la trascinante, esplosiva “Alala”; il vertice - a nostro avviso - del disco “Fuck Off Is Not The Only Thing You Have To Show”, sorretta dalla tenace melodia di una sorta di Bontempi, che se non vi fa venire voglia di ballarla state certi che siete già morti e non ve ne siete accorti; “Off The Hook”, brano dalla struttura pop più tradizionale (alla Blondie?) che dovrebbe essere il prossimo singolo. Questo il parterre de roi di “Cansei De Ser Sexy”, ma anche i restanti brani fanno la loro degnissima figura: l’assurda e meravigliosa “Music Is My Hot Hot Sex”, dal riff iniziale che fa tanto “Seven Nations Army”, la sgangherata adorabile “Alcohol”, l’inno d’apertura “CSS Suxxx”, l’insistente, senza sosta “Art Bitch”… Saranno pure picchiati con il botto, questi ragazzi di Sao Paulo, ma nel contempo sono giovani, freschi e generosi, e hanno realizzato un disco che nonostante - o forse in virtù - del suo incondizionato disimpegno, regala gioia e spettacolo, alla stregua di un golazo del loro concittadino Ricardo Izecson Santos Leite, in arte KAKA', pedatore fantasioso per eccellenza. Tra i top del 2006 (entrambi, ovviamente).
|