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Non capita spesso di temere una recensione per paura di non trovare le parole adatte a rendere l’idea di quanto un disco sia straordinario…mi sta capitando adesso e mi disturba un po’, ma è anche un onore. Vediamo di fare il possibile! Premessa doverosa, in questo caso soprattutto: le parole sono dei suoni ed entrano nell’arrangiamento melodico e ritmico della musica insieme agli altri suoni; io le considero in questo modo nel giudicare questo prodotto musicale. A dopo le considerazioni sulle liriche e sugli eventuali avvisi a perbenisti e deboli di cuore. I Fluxer (non Fluxer o The Fluxer…”I” Fluxer!) sono Callister al microfono e Tayone alle basi ma questo disco, “L’Avvento”, vede anche un grosso apporto di Castì, fratello di Callister, nella concezione musicale e in qualche rima. I Fluxer vengono da Napoli e contengono tutta l’esperienza di Tayone come dj e di Callister (e Castì) come mc nelle battaglie al microfono e nei 13 Bastardi. Alle musiche hanno lavorato Tayone e Castì dal 2004 al 2006 e su queste Callister ha inserito le sue rime scritte precedentemente. Diciamo subito che musicalmente “L’Avvento” è concepito e realizzato con una cura, un’originalità ed una qualità imbarazzante: al suono digitale si affiancano spesso strumenti suonati come basso elettrico, tromba, piano, sassofono e tastiere che conferiscono all’insieme una rotondità ed una raffinatezza uniche, che si parli di pezzi più duri oppure più morbidi e jazzati. La voce e le parole di Callister colano come lava sulle basi andando ad incastrarsi nella musica con una precisione ed un’abilità straordinaria: sembra quasi di osservare un miniaturista medievale che crea con maestria e precisione capolavori di qualità in spazi piccolissimi. Il nostro possiede una classe ed una tecnica stupefacenti che gli permettono di rappare in ogni modo, nel beat, fuori dal beat, in controtempo, velocissimamente, lentissimamente senza mai perdere un grammo di efficacia e di credibilità; tantissime le allitterazioni, le assonanze ed i più svariati tricks linguistici usati da questo fenomeno del microfono: incute veramente rispetto ed ammirazione. Veniamo alle tracce de “L’Avvento”: “Per Il Mio Mostro”, prodotta da Tayone, apre scura il disco e ci introduce subito ad un immaginario di “ferri, lame, sangue, puttane”. Sembra quasi di sentire una versione hip-hop degli Almamegretta; fantastico il suono di una tastiera “scratchata” verso la fine; gran pezzo. “L’Avvento” mette in chiaro che i due non scherzano affatto su di una base paurosa di Tayone con un basso psicotico ed ossessivo; Callister fa paura. “Frammento Di Sole”, di cui esiste già il video, è prodotta da Castì ed è un capolavoro di stile e classe jazz: suprema. Ancora eccezionale Callister. “Uno Di Tutto”, prodotta da 2Phast, è un esercizio di stile sia nel rap di Callister, che si permette di dire di tutto a ruota libera, che nello scratch millimetrico di Tayone; la base, acida e molto Def Jux, non è affatto male ma è forse la più debole del disco. Per “Colpi Di Rap” torna Castì alla produzione ed è un altro capolavoro jazz: fantastico il sample di fiati e la tromba scratchata di Tayone. “Cuori Freddi”, prodotta da Tay che vi suona pure il piano, è molto electro e vede i featuring di Gruff (sempre grande) al rap e di Castì al ritornello: pezzo davvero intenso e drammatico. Per “Altezza” troviamo alla produzione Vinch, beatmaker dei 13 Bastardi, che fornisce un’ottima base per il flow incontenibile di Callister che qui è davvero debordante: fantastico nel suo ‘espirare’ alcune lettere delle parole come ad esempio “chhazzo”, uno spasso! I Rajasful forniscono una base funky-jazz davvero particolare per “Il Pescelto” dove Callister viaggia come un treno. “Ce L’Ho Storto” è la terza ed ultima produzione di Castì che si conferma un fuoriclasse dell’ hip-hop jazzato: una base migliore dell’altra! Featuring di Paura al microfono. “La Repulsione” vede un’ottima produzione chillatissima di DJ Skizo; le parole dure di Callister “grattano” letteralmente sulla musica morbida e rilassata: l’effetto è davvero interessante. Tayone fornisce una base alla El-P per “Il Gusto Del Kabukimono” che la collaborazione con Lorenzo Feliciati rende un pezzo davvero ricercato e raffinato: inquietante come Apocalipse Now. Inesha fornisce una base eccezionale per “La Magia Del Ciuccio” con accelerazioni dance nella parte finale; manco a dirlo Callister ci sta come il cacio sui maccheroni. “La Leggenda” è la seconda produzione dei Rajasful ed è semplicemente fantastica ed imponente con i suoi fiati epici: accompagnano Callister al microfono O’Kiatt e Cenzou il Mostro. Chiude il disco “Il Cielo E’ Il Limite” prodotta da Tayone: che dire?...un capolavoro jazz dalla classe purissima sul quale Callister rappa lentamente ed in controtempo dall’inizio (per un buon minuto iniziale senza beat) alla fine raggiungendo vette di poesia incredibili: stupendo omaggio ai fratelli scomparsi. Semplicemente da togliere il fiato… Veniamo a Callister ed a coloro che ne liquidano in fretta i contenuti come un ammasso di volgarità gratuite: ascoltatevi bene il disco, c’è molto, molto, molto di più. In ogni caso Callister è un rapper non un principe rinascimentale, e la sua rabbia ed aggressività (ma anche la sua grande ironia) la sfoga con le parole che si usano per la strada: se a qualcuno non piace sono fatti suoi, a Callister penso proprio non freghi niente! Tra l’altro io lo trovo per lo più esilarante nel suo fare lo sborone anche, e perchè no, in maniera gratuita. Sia chiaro, poi, che su “L’Avvento” il suddetto rilascia una prestazione a dir poco epocale, perciò il mio massimo rispetto e tutta la mia ammirazione. Per dirla alla Callister: “in culo ai buonisti!”. Disco dell’anno, a mani basse.
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