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Bert Jansch
The Black Swan
2006
Sanctuary
di Giancarlo De Chirico
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Conosciamo tutti Bert Jansch, il leggendario chitarrista e songwriter scozzese che per tanti lunghi anni, insieme a John Renbourn, è stato l’anima dei Pentangle. Da lui, dal suo stile chitarristico hanno imparato in molti, a cominciare da Mark Knopfler dei Dire Straits, a lui guardano ancora adesso tanti giovani protagonisti di quel folk revival cresciuto accanto alla riscoperta del low fi come nuova dimensione musicale, essenziale e scarna, unica soluzione per mettere a nudo i suoni e le liriche che vengono dal cuore e dall’anima. E non è infatti un caso se ad accompagnare Bert Jansch in questa sua nuova fatica discografica ci sono nomi illustri della nuova ondata di folk rock, e ci riferiamo a Beth Orton e a Devendra Banhart, che interpretano alcune delle nuove canzoni inserite su questo bellissimo “The Black Swan”. Si tratta di un album eminentemente acustico, che evita neanche fosse peste bubbonica qualsiasi accostamento all’elettronica, riduce anche drasticamente i suoni del basso elettrico, e si offre con totale semplicità ed incanto alle note proveniente da deliziose slow ballads per chitarra acustica e voce. Molto belle “When the Sun Comes Up” e “Watch The Stars” impreziosite dall’apporto di Beth Orton alla voce, assolutamente appassionata e toccante risulta anche “Kate Cruel”, ricca di riferimenti al medioevo inglese è invece “Magdalina’s Dance”, una composizione solo strumentale per chitarra e flauto. Conclude il disco una splendida “Hey Pretty Girl”, un brano che - con rinnovata freschezza - attinge a piene mani dalla tradizione e dalle atmosfere proprie dei Pentangle. Album da procurarsi in fretta.
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15/12/2006 -
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