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Dioniso
Dalla Mia Camera
2006
LaMatricula
di Mauro D'Alonzo
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In tempi di precariato spinto, anche le band italiane non riescono ad evitare una lunga gavetta e per i veneti Dioniso l’apprendistato è stato un lungo tunnel imboccato quasi dieci anni fa. Il quintetto nasce nel 1997 da un’idea di Mattia Pattaro e solo adesso è giunto a confezionare un esordio vero e proprio dopo aver snocciolato il proverbiale rosario di dischi autoprodotti e di performance live per pochi intimi. Al pubblico veronese, infatti, sono noti già da tempo, non solo perché nei locali sparsi all’ombra dell’Arena i Dioniso si sono fatti le ossa, ma anche per il fatto che presso Le Pareti Sconnette, sala d’incisione del capoluogo scaligero, è stato registrato, nel 2004, il loro primo EP di cinque brani. A marzo di quest’anno è stato David Bonato, titolare di Davvero Comunicazione e responsabile commerciale di Run Multimedia, a trascinarli in studio e i frutti della nuova fatica sono culminati in un cd stampato, promosso e distribuito con tutti i crismi dell’ufficialità. “Dalla Mia Camera” è un ingranaggio le cui leve sono azionate dal fondatore (voce, chitarra e piano) e da altri quattro membri: Ricky Pattaro (chitarra e tastiere), Leonardo Aldegheri (batteria), Giovanni Scarlata (basso acustico ed elettrico), Jacopo Gobber (elettronica). Sulle loro robuste spalle poggia una piattaforma musicale che non si fossilizza su un unico codice, ma tende a decrittarne tanti all’insegna di un’ambiziosa varietà stilistica. Come già il robusto attacco dimostra: “Non Mi Basterai” sembra il risultato di una bella sbronza con Chris Martin e Tom Chaplin e rimanda ad alcune progressioni in levare nelle quali si sono già messi in luce i Negramaro. Lo spartito di un artista in erba assomiglia spesso ad un’enorme tavolozza guarnita di tanti elementi cromatici ed il pennello dei Dioniso non sfugge alla tentazione di intingersi in più colori. Il brit-pop è la spina dorsale attorno alla quale si snodano il ritmo tempestoso di “Tra Le Lenzuola E Il Cielo” (inizio semiacustico e percussioni degne di “2+2=5” dei Radiohead) e l’andatura sorniona di “Ottoetrentadieciagosto” (il passo ricorda “St. Petersburg” dei Supergrass, ma non sono assenti degli accenti ironici che sembrano vergati da Sergio Caputo). Pop e rock, sfuriate e rallentamenti: “Chiudi Gli Occhi Nei Miei” ha una precisa identità melodica e non disdegna qualche divagazione psichedelica, l’intreccio di chitarre di “Solo Sulla Luna” ha un delicato gusto vintage mentre “Pioggia&Caffè” è una ballata malinconica che a Samuele Bersani non dispiacerebbe aver scritto. “Dalla Mia Camera” si affaccia su più fronti e la sua freschezza è rappresentata tanto dalla giostra sonora, quanto dalla efficace semplicità delle liriche, che si districano tra passione, solitudine e nostalgia. Di questa brillantezza qualcuno si è già accorto: nel 2005 i Dioniso hanno raggiunto il gradino più alto del podio al “Bologna Music Festival”, rassegna che li aveva già visti assicurarsi la quarta piazza dodici mesi prima. L’augurio è che dall’Emilia Romagna il successo si propaghi all’intero Stivale. Gli spunti di “Dalla Mia Camera” dovrebbero bastare. Di luce, in fondo al tunnel, comincia a scorgersene...
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02/12/2006 -
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