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Se oggi l'oklahomano Toby Keith è tra le cinque stelle di massima grandezza del country, il merito è in parte dei due milioni e passa di copie vendute dal precedente album "Pull My Chain", ma, anche e soprattutto, dell'inclusione in questo nuovo "Unleashed" di "Courtesy of the Red, White and Blue", sottotitolata "The Angry American", canzone in qualche modo storica. Infatti, quando ormai vegliardi e in pace con il mondo intiero (si spera) ripenseremo a come la pop-music ha saputo commentare gli eventi dell'11 settembre, forse ci si visualizzerà Paul McCartney che inneggia alla libertà di fronte ad un drappello di pompieri newyorkesi; o magari ci risuoneranno nella mente le melanconiche electro-melodie di Moby su "18"; o, chissà, penseremo all"Empty Sky" descritto da Springsteen in una delle canzoni più acute del suo ultimo album; oppure ancora, andando a pescare nel passato, ci si materializzeranno Mick Jagger e gli Stones dell'epoca bella, quando cantavano il loro inno all’apocalisse imminente "Gimme Shelter". Giammai, però, potremo dimenticare l'"angry american" di Toby Keith, vigoroso incitamento alla riscossa di un’intera nazione fatto di rime crude quali ad esempio “You'll be sorry that you messed with the US of A / Cause we'll put a boot in your ass it's the American way”: ingenuo certo, criticabile forse, troppo diretto certamente (ma anche i Rage Against The Machine erano tremendamente diretti e nessuno ha mai detto niente: com’è?) ma, ciò che conta, sentito e genuino quanto è d’uopo attendersi da un cowboy del Sud con il cuore a stelle e strisce. Su “Unleashed”, a dare man forte a Toby sul tema della giustizia violata da ripristinare “by any means necessary” arriva anche l’anziano marpione Willie Nelson, che duetta con lui nella mirabile “Beer For My Horses”, l’episodio migliore del disco in senso assoluto, una ballata di medio tempo ambientata nel vecchio West in cui è però fin troppo facile individuare paralleli con gli eventi dell’11/9. Altro brano realmente eccellente è la ballata soft “Huckleberry”, che rappresenta l’altro lato di questo country-singer apparentemente rude, ma nel contempo capace di stupire con irresistibili slanci romantici: una perla, perfetta nel mix tra parole e musica. Fanno parte dello stesso filone la liscia come l’olio “It’s All Good” e la più di maniera “Rock You Baby”, mentre in “Good To Go To Mexico” Toby accelera i ritmi e si lancia in un travolgente mariachi-rock (con liriche che però, sanno un po’ troppo di Club Med). In definitiva, ciò che colpisce è che lungo tutto l’arco del CD Toby Keith appare perfettamente in controllo, di musica, parole e quant’altro. Il che rende “Unleashed” un esemplare raro, un album capace di reggere a molteplici ripetuti ascolti, che quasi quasi catapulta il cowboy Toby nel gotha dei Country Greats, in compagnia dei Willie Nelson e dei Johnny Cash dei bei tempi andati.
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